giovedì 11 ottobre 2012

Music Review: Beach House

E' da quest'estate che devo parlare del nuovo album dei Beach House. Ma sono stata, come al solito, sopraffatta dagli eventi (perlopiù universitari: ho finito gli esami, mi manca solo il tirocinio e poi mi laureo!). Come sapete, o forse no, sono una delle mie band del cuore e per questo ero superstra eccitata per l'uscita del loro quarto album, Bloom.
Avevo già ascoltato Myth e Lazuli, che Alex e Victoria avevano pubblicato in anteprima. E, insomma, che dire. Credo che i Beach House con Teen Dream abbiano abbandonato le atmosfere più cupe della loro musica, avvicinandosi sempre più a melodie intrise di allegria. 

In Teen Dream c'era proprio allegria in ogni nota e credo che la cosa continui ma cambi in Bloom. Mi spiego meglio. Se in Teen Dream dopo ogni canzone ci si sente felici, in Bloom invece sorge sempre un che di nostalgico e melanconico alla fine. E credo che questo aspetto di melanconia avvicini Bloom alle sonorità di Devotion. Ma in realtà sono molto diversi fra loro. Effettivamente, ora che ci penso, Bloom è stato il mio disco dell'estate.

Ci sono 11 pezzi, più una ghost track. Il disco si apre con Myth e, che dire, è una canzone veramente splendida, in un climax alquanto orgasmico. La voce di Victoria penetra dentro di noi. Io lo considero il pezzo evergreen dell'album, si ascolta sempre volentieri. Arriva poi Wild che possiamo considerare uno dei pezzi 'nostalgici' di Bloom. Segue poi la già citata Lazuli. Anche Lazuli è un capolavoro, testo semplice e breve, melodie eteree e la bellissima voce di Victoria e voilà, l'ascolteresti in loop per ore. Arriva uno dei pezzi più allegri, Other People. E' molto bella e felice, mette molta allegria. Ma io mi scateno (sul serio, mi viene da agitare un sacco le braccia in aria) con The Hours. Per me uno dei pezzi migliori dei Beach House in generale. Bella, bella. Quei cori iniziali, quel riff di chitarra, quel synth. Ah. Ritorniamo alla melancolia con Troublemaker, il cui finale è proprio bello. Ma di un bello nostalgico. Si ravviva l'atmosfera con New Year, il cui ritornello mi ricorda un sacco il Giappone, non so perchè. Poi continua l'allegria con Wishes per arrivare alla (fantastica) ballata di Bloom, ovvero On The Sea. Da ascoltare d'estate al tramonto in spiaggia con la persona che si ama al fianco. L'album si chiude con la bellissimissima e superfantastica Irene. Madonna, che pezzo. Per capire il mio entusiasmo dovete ascoltarla. Quando Victoria ripete "It's a strange paradise.." mi sciolgo in un brodo di giuggiole.

Riassumendo, Bloom è un altro bellissimo lavoro dei Beach House che da quando esistono non mi hanno ancora deluso e non credo che lo faranno mai, a questo punto. Non inciampano mai, non cadono mai, non si perdono mai. Li vorrei tanto come amici. Ma non credo sia possibile. Mi farò bastare la loro sublime musica! A presto gente :)

p.s. Ma quanto è figa Victoria LeGrand?!