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giovedì 2 maggio 2019

Film Review: Star Wars -The Last Jedi e la cattiveria gratuita dei social

Vi sarà capitato (o forse no, se non avete Twitter) di vedere nel profilo del regista Rian Johnson, che ha scritto e diretto l'Episodio VIII di Star Wars - The Last Jedi, una serie di menzioni in cui lo distruggono. Letteralmente. Gliene vengono dette di tutti i colori, perché secondo molti ha rovinato la saga di Star Wars. E non si risparmiano in insulti, meme più o meno offensivi, denigrazioni di ogni tipo. Per cosa? Per un prodotto del suo lavoro, a cui ha dedicato per anni il suo tempo e le sue capacità. Johnson ci scherza su e sembra non prendersela in maniera particolare però chi lo sa cosa ne pensa realmente. Per non parlare poi di quello che ha dovuto subire Kelly Marie Tran, che nel film interpreta Rose. Vergognoso. 

Ma guardiamo velocemente anche dal punto di vista della critica, cosa dicono quelli del mestiere del film? Su Rotten Tomatoes ha una percentuale di apprezzamento del 91%, su Metacritic dell'86% e sulla maggior parte delle testate giornalistiche internazionali è stato recensito in maniera positiva, se non entusiastica. 

Io ero solo una bambina quando è uscito La minaccia fantasma di George Lucas, e non so se all'epoca il film fosse stato accolto alla stregua di quest'ultimo o se non ce ne fosse la percezione perché i social networks ancora non esistevano. Fatto sta che tuttora l'Episodio I, realizzato dal creatore originale della saga, è quello più odiato e non solo per motivi validi, ma anche per sciocchezze piuttosto frivole, come la creazione del povero Jar Jar Binks. 
Tuttavia, i due film non sono neanche comparabili: non stanno proprio sullo stesso livello, non è neanche lo stesso campo da gioco (cit. Jules). Sì, per entrambi le aspettative erano altissime e in ballo c'erano le possibilità di proseguire, idealmente con crescente successo, con la saga. Però il film di Johnson parte già da un gradino molto più alto, sia a livello di sceneggiatura che di regia.

Diciamoci la verità, con l'Episodio VII The Force Awakens, JJ Abrams ha giocato e vinto facile. A me piace tantissimo, non sto dicendo questo, ma è comunque ricalcato (molto) sul primo film della saga, A new hope. E' innegabile. Certo, JJ ha buttato in qua e là nel film qualche indizio che sembrava portasse ad altre rivelazioni nel capitolo successivo che, per molti, sono state insoddisfacenti. Una su tutte: chi sono i genitori di Rey? Forse JJ aveva in mente altro, o forse no, ma Rian Johnson ha dato seguito a questo indizio, risolvendolo nel suo capitolo in una scena molto ben recitata e piuttosto carica di emozioni in cui Kylo Ren fa ammettere a Rey la verità sui suoi genitori che, in fondo, lei ha sempre saputo. Non erano nessuno, feccia della società che ha abbandonato la figlia per soldi.


The Last Jedi ha il grande pregio di alternare in maniera abile le scene di pathos, i momenti di comic relief e i combattimenti sia tra navi spaziali che corpo a corpo. La scena dell'uccisione di Snoke nella stanza del trono in cui Rey e Kylo Ren/Ben Solo combattono insieme è una delle migliori di tutta la saga. Non si può non ammetterlo.


In un saggio molto ben fatto e pensato, Michael Tucker ci spiega come The Last Jedi sia il capitolo della saga in cui, finalmente, si cerca di "forzare" un cambiamento. Al contrario del creatore del video, io non mi sono dovuta costringere a riguardare il film per la seconda volta (anzi, al contrario, è uno dei film della saga nuova che riguardo più volentieri, insieme a Rogue One). Come spiega molto chiaramente Michael nel video, The Last Jedi ha risposto alle domande lasciate sospese alla fine del precedente capitolo, ma solo a quelle che riteneva valide ed è riuscito ad illustrare il viaggio intrapreso da ogni personaggio in maniera completa. Ed è proprio qui che, secondo me, risiede la forza di questo film.



Rian Johnson ha deliberatamente scelto di non dare al pubblico quello che si aspettava, preferendo una sceneggiatura in gran parte innovativa che cerca di "liberarsi" dal fardello del passato per poter, forse, intraprendere una nuova strada. Come da accordi iniziali, Johnson non ha preso parte alla creazione e produzione dell'Episodio IX, in uscita questo dicembre. Vedremo, dunque, a fine anno come avranno deciso di far finire questa nuova trilogia che, almeno per quanto mi riguarda, non ha fatto altro che consolidare il mio amore per l'universo di Star Wars.


sabato 27 aprile 2019

Music Review: Elliott Smith's Best Performances

Se possiamo considerare questa delle best performances una sorta di rubrica "regolare" del mio blog, allora ecco qui una lista incompleta di alcuni live di Elliott Smith, uno degli artisti che ascolto di più nella mia vita e che vorrei tanto fosse ancora qui con noi.

Angeles 
Al minuto 01:00 Elliott sbaglia e, visibilmente imbarazzato, dice una serie di "fuck" al punto che non vuole più finire la canzone (tra l'altro una delle sue più belle). Fortunatamente ci ripensa, e la riprende da dove aveva sbagliato, finendola e regalandoci una bellissima performance.


Twilight + Pretty (Ugly Before)
Non so perchè dal pubblico gli urlassero di suonare Freebird dei Lynyrd Skynyrd (?) ma qui Elliott insieme alla band suona due bellissimi pezzi, l'eterno Twilight (che periodicamente ascolto e riascolto a livelli ossessionanti) e Pretty (Ugly Before), di cui mi è sempre particolarmente piaciuto l'accompagnamento al pianoforte. A dirla tutta qui Elliott sembra leggermente fuori, probabilmente non era pulitissimo al cento per cento, però la performance è bellissima.


The Jon Brion Show 
Se avete tre quarti d'ora da dedicare all'ascolto di Elliott Smith, non potete perdervi il live al Jon Brion show. Jon Brion è un gran cazzone e come dice qualcuno nei commenti è molto fangirl nei confronti di Elliott. Qui suona insieme a Elliott e poi parlano, scherzano e incantano come al minuto 14:00 con Everything Means Nothing To Me. 



Fuji Rock Festival
Se invece avete voglia di un concerto con la band al completo, eccovi Elliott Smith con combriccola al Fuji Rock, festival in Giappone. Qui suonano un sacco di pezzi dagli ultimi album, ed è bellissimo vedere quando sia fatto come una scimmia il tastierista! Io veramente mi chiedo come facciano a suonare in quelle condizioni, se bevo una birra di troppo io inizio a suonare ai centomila all'ora :) 


Pitseleh 
Torniamo ai video di pezzi singoli, ed ecco in mezzo ad una folla schiamazzante che Elliott zittisce tutti suonando una delle sue bellissime ballate, così dolce, onesta e che arriva direttamente al cuore spezzandolo in due: Pitseleh. Non ho parole, questo pezzo è così bello.


Walt #2
Concludiamo (anche se potrei andare avanti per ore) con uno dei suoi pezzi più famosi, nonché quello attraverso cui l'ho scoperto anche io. Elliott è arrivato poi ad un punto della sua vita in cui non ne poteva proprio più di suonarlo live, ma io non mi stanco mai di ascoltarlo. I'm never gonna know you now but I'm gonna love you anyhow. 




Love you always and forever, Elliott ♥


giovedì 21 febbraio 2019

Music Review: I miei album preferiti di sempre

In questa giornata nebbiosa (almeno qui nella palude) mi è venuta voglia di parlarvi un poco dei miei album musicali preferiti. Di sempre. Ultimamente mi sto rendendo conto che ho alcuni dischi a cui ritorno sempre, che mi danno una sensazione di calore, di casa. Che non abbandonerò mai, direi. Perché da quando sono usciti (o da quando li ho scoperti) li riascolto a cadenza regolare e mi rendo conto che loro per me sono diventati, se così si può dire, universali. Quegli album di cui non salto mai neanche una canzone.
Ecco la lista.

Teen Dream - Beach House (2010)
Avevo scoperto da poco i Beach House, quando è uscito Teen Dream. Penso ancora che questo sia il loro migliore album, di tutta la loro carriera finora. E' coerente, solare, assolutamente dream pop all'ennesima potenza. Potrei stare a dirvi i pezzi migliori, ma sono tutti. Silver Soul e Walk in the park, però, sono quelle che hanno un posto davvero speciale nel mio cuore.



The Deep Field - Joan as Police Woman (2011)
Ho scoperto Joan Wasser proprio nel 2011, mentre ero a fare l'erasmus ad Amburgo e lei era venuta a presentare questo album. Da grande fan di Jeff Buckley, sentendo che lei era la cosa vivente più vicina a lui che potevo vedere e sentire dal vivo, sono andata a vederla. E sono rimasta incantata. Ad anni di distanza, l'ho vista in concerto almeno cinque volte e, nonostante io ami tutti i suoi album, devo dire che questo è per me il suo apice, finora.



Biffy Clyro - Only Revolutions (2009)
Dovete sapere che la prima volta che vidi live i Biffy Clyro, non sapevo nemmeno chi fossero. Aprivano il concerto dei Muse a Torino e, nonostante quella volta notai solo il fantastico didietro di Simon Neil, molto velocemente mi sono innamorata di quei tre scozzesi. I loro album mi piacciono tutti, ma Only Revolutions (il cui titolo e il cui concept è ispirato all'omonimo romanzo di M. Danielewski) è quello che me li ha fatti scoprire e avrà per sempre un posto speciale nel cuore.



Muse - Absolution (2003)
Debbo dire che fino all'ultimo ho altalenato tra Absolution e Origins of Symmetry, perchè non riuscivo a scegliere. Sono entrambi così belli e pieni di canzoni davvero storiche e stupende. Ma Absolution è davvero un album, secondo me, perfetto, coerente, un'opera davvero completa e con un'identità molto ben definita. Struggente.



Jeff Buckley - Grace (1994)
Ricordo ancora la mia disperata ricerca nei negozi di cd per trovare questa perla di album, ho girato tutta la palude per trovarlo. E quando lo comprai, finalmente, il mio stereo non ha visto altro cd che questo per circa tre mesi. Jeff Buckley è stato un iniziatore alla musica d'autore, per me. Molte volte mi ritrovo a pensare a che tipo di musica farebbe se fosse ancora tra di noi. Aveva così tanto da offrire. Per fortuna che abbiamo Grace, uno degli album migliori che sono molto contenta facciano parte della mia crescita interiore.



Florence + The Machine - How big, how blue, how beautiful (2015)
Di Florence mi sono innamorata già dal primo album, Lungs, che tuttora penso sia bellissimo. Tuttavia penso veramente che l'apice è stato raggiunto dal penultimo album che, come dimostrato anche dal bellissimo corto (è un corto? Un lungometraggio?) The Odyssey diretto da Vince Haycock, è una lunga storia messa in poesia e in musica. Non c'è nient'altro da aggiungere, è un album che per me rimarrà sempre un evergreen.



The Beatles - The White Album (1968)
Confesso di essermi avvicinata ai Beatles in età ormai avanzata ma, grazie al babbo che comprò l'intera collezione in cd, ho potuto scoprirli lentamente e assaporare ogni album. Tempo fa ero molto affezionata ai primi album, che con quella loro aria retrò e di rock classico mi avevano rapito. Poi però, ascoltando e riascoltando la raccolta, debbo dire che questo stranissimo White Album mi ha fatto innamorare, specialmente le seguenti canzoni: While my guitar gently weeps, Happiness is a warm gun (che pezzo!), Julia e I'm so tired. Adoro.



Feist - The Reminder (2007)
La bella Leslie è ormai una mia fissazione da tempo, ma confesso che per me questo è il suo album migliore. Contiene tanti bellissimi pezzi, tante belle ballate sincere, dirette e che ti arrivano dritte al cuore. Leslie ha un talento incredibile e secondo me in questo album si nota in maniera particolare.



Elliott Smith - Either/Or (1997)
Ormai lo sapete tutti che vorrei che Elliott fosse ancora vivo per poterlo vedere. Anche solo per berci una birra insieme. Questo è l'album che me l'ha fatto conoscere ed è quello più personale, più Elliott. Lo riascolterei in loop per giorni e giorni e giorni.



Cesare Cremonini - Il primo bacio sulla luna (2008)
Penso che come tutti i ragazzini della mia epoca, anche io ero salita sul treno Lunapòp. Poi, a parte qualche canzone qua e là, non ho più ascoltato Cesare Cremonini per tanti anni. E nel 2011 lo sono andata a vedere per la prima volta in concerto.. e poi un'altra volta e così tante altre volte da allora. Mi piace davvero tanto, come uomo e come artista. E per me questo album è quello che meglio lo rappresenta. I pezzi migliori: Figlio di un re, Le sei e ventisei, Il pagliaccio.



E questo è quanto, gente. Come sempre, se avete voglia, commentate con le vostre scelte! 


venerdì 1 febbraio 2019

Series Review: YOU

Da qualche giorno ormai ho finito una breve serie originale Netflix che avevo iniziato un po' svogliatamente a guardare la sera prima di dormire (pessima scelta di orario, temo). Non perché sia horror e neanche particolarmente thriller. Ma perché parla di stalking, ossessione e spionaggio che CIA, spòstate. 
Sto parlando dell'ormai discussa YOU, che vede come attori protagonisti Penn Badgley e Elizabeth Leil. La serie è tratta da un romanzo, pubblicato nel 2014. Leggendo qua e là sull'internet mi pare di capire che a molti è piaciuta e ad altri ha fatto schifo, dividendo un po' il pubblico. Il mio giudizio è più positivo che negativo ma se proprio dovessi dare un voto da 1 a 10 starei sulla sufficienza e un mezzo punto in più.

La trama è molto semplice, in realtà: Joe è un trentenne che abita a New York e lavora in una bellissima libreria e sviluppa un'insana ossessione per Beck, che un giorno commette l'errore fatale di andare a comprare un libro da lui. Da quel giorno Joe la seguirà OVUNQUE, e intendo ovunque. 

Il tono di questo telefilm è sicuramente (e volutamente) grottesco: infatti, nonostante la premessa sia quella di un thriller, né la regia né la sceneggiatura vanno in quella direzione. Il fatto che Joe parli, per il 90% dello show, con la voce fuoricampo che esprime i suoi pensieri, ci rende il tutto molto meno spaventoso e con rari momenti di suspance. Il punto di vista è proprio quello del carnefice, ovvero di Joe e, solo per una breve parte di un episodio, viene usato quello di Beck, illudendoci di un cambio di prospettiva che, di fatto, non avviene. Usare il point of view di Joe è stato chiaramente rischioso per i produttori della serie perché molte persone hanno visto in questa scelta una sorta di volontà di redenzione del personaggio che, secondo me, non era per niente prevista e nemmeno voluta. Alla fine della serie, se siamo normali, Joe ci schiferà moltissimo e vorremmo che facesse una fine orribile, nonostante durante il corso delle dieci puntate, abbiamo potuto comprendere l'origine del suo comportamento malato. E dico comprendere e non giustificare. 

Dal punto di vista degli attori, per me, Penn Badgley ha fatto un ottimo lavoro. Con quell'aria così smunta e quello sguardo sempre un po' borderline tra il rassicurante e l'ossessionato, ha incarnato perfettamente un personaggio profondamente turbato psicologicamente che cerca di vivere nel mondo reale secondo le proprie regole che, ovviamente solo per lui, sono quelle giuste. Certo, non mancano anche momenti da face palm e alcuni risvolti assolutamente improbabili: un esempio su tutti è quando Paco, il ragazzino che ahimè ha Joe come mentore, lo saluta al momento del suo trasloco abbracciandolo e sorridendogli quando sicuramente sa cosa ha fatto alla povera Beck. 
Beck, parliamo un attimo di lei. Credo che anche col suo personaggio sia stato fatto un buon lavoro di rappresentazione: bella ma fragile, con un potenziale che fatica a far fuoriuscire, rappresenta esattamente ogni trentenne di questi tempi che 'danza' per il mondo facendosi trasportare dagli eventi. Questo non la rende debole, ma solo vulnerabile. E purtroppo questa sua vulnerabilità è ciò che la rende vittima perfetta di un sociopatico come Joe.

Penso di aver detto tutto quello che mi ero prefissata di dire. Voi l'avete vista YOU? Vi è piaciuta, vi ha lasciato indifferenti, vi ha fatto schifo? Dite, dite!