Nelle ultime due settimane di settembre sono stata costretta a rimanere in casa. Tutto a causa del mio polmone sinistro, in cui viaggiava indisturbato del liquido pleurico. Che, per inciso, non dovrebbe starsene a girovagare, bensì fermo dentro al polmone. O giù di lì, insomma.
Avrei dovuto fare un sacco di cose in quelle due settimane, ad esempio un esame di Letteratura Italiana e partire per Amburgo, per rimanerci sei mesi. E invece, l'esame è andato letteralmente a farsi fottere e la partenza è stata posticipata.
Detta così sembra tutta una gran merda. E invece no! Ho avuto modo di guardare una quantità non indifferente di film che da tempo volevo vedere. Così ho approfittato della malattia per mettermi un po' alla pari nella mia Watchlist.
Finalmente, ho visto la filmografia (quasi) completa di Sofia Coppola. Dico quasi perchè non ho avuto modo di vedere Somewhere, aspetterò che esca in dvd. In ogni caso, sono partita dal suo primo lungometraggio, Il giardino delle vergini suicide. Prima di vederlo, un po' sapevo qual era la trama. Ma proprio a grandi linee. E quindi mi sono messa comoda comoda a guardarlo. Subito un punto a favore: la presentazione dei personaggi (ovvero tutte le sorelle). Per chi l'ha visto sa di cosa parlo e ha capito. A me se c'è una cosa che mi piace nei film è la presentazione dei personaggi fatta in quel modo. Poi il film avanza, con un ritmo delicato ma sostenuto. La vicenda è tremendamente drammatica, la famiglia protagonista è la cosa più finta e odiosa che abbia mai visto realizzata in un film. Lo schema sembrerebbe quello tipico della tragedia, ma qui ci sono anche punte di speranza, che non farebbero pensare ad un così tragico finale (anche se il titolo anticipa il tutto). Perchè il finale, si sa da subito quale sarà. Ma non è quello l'importante. La Coppola ci porta dentro alla psicologia delle cinque adolescenti, ci fa fare il viaggio insieme a loro (e soprattutto insieme al personaggio di Kirsten Dunst, che rimane la vera protagonista). Noi, come le sorelle, viviamo il peso insostenibile di quella famiglia-prigione, viviamo la noia di una vita priva di scelte e fatta solo di divieti e di obblighi. E il finale è liberatorio. L'unica via di uscita possibile da un'adolescenza fatta di rinunce e delusioni.
Quindi, se dovessi dare un giudizio al film da 1 a 10, sarebbe di certo un 9 generale. Un 9 anche alla regia e alla sceneggiatura.
Poi sono passata alla visione di Lost in translation. Qui c'è subito da dire una cosa: la sceneggiatura è da 10/10, l'Oscar è stato tutto meritato. E' una storia così ben costruita, così fuori dall'ordinario che difficilmente non ci cattura. E' un viaggio bellissimo in compagnia di due vite apparentemente opposte che, accomunate dal contesto e (perchè no) dal destino di ritrovarsi nello stesso luogo e nello stesso momento, scoprono di essere legate nel profondo e di capirsi senza neanche parlarsi. E' un film costruito sugli sguardi. Sulle attese. Sulla frustrazione di rendersi conto di vivere una vita che non è quella che si vuole veramente. E' la storia di un'amicizia, di una passione innocente che non si vuole consumare, di due persone che sono come due pezzi combacianti di un puzzle. Il tutto immerso in un Giappone che rimane in secondo piano, perchè (come dice Scarlett Johannson in una battuta) non emoziona come dovrebbe. E questo solo perchè tutte le emozioni, tutti i sentimenti di bellezza e stupore che la protagonista dovrebbe provare nei confronti dei luoghi visitati, sono indirizzati verso quella persona che nel finale la bacerà e le sussurrerà all'orecchio la cosa che la farà sorridere in modo così sincero.
Parto poi con la visione di Marie Antoinette. A dire il vero parto prevenuta, perchè Kirsten Dunst è un'attrice che, senza alcun valido motivo se non il fatto che abbia il testone e gli occhi perennemente mezzi chiusi, non mi prende mai quanto dovrebbe. L'incipit del film lo trovo geniale. Musiche degli Aphex Twin (credo), sfondo nero e nomi degli attori in fuxia. Quando vedo il nome di Asia Argento rimango un po' sconcertata, ma dopo aver visto quale parte le era stata assegnata mi dico "Ok, tutto nella norma". Dico la verità, i primi 15/20 minuti, mi sembravano un po' molto incomprensibili, soprattutto per la mia ignoranza storica. Poi mentre il film proseguiva mi sembrava tutto più chiaro. In effetti, l'aspetto storico passa in secondo piano. Quello che ci viene mostrato è il percorso psicologico di un'adolescente catapultata in un mondo fatto di eccessi e di routine che piano piano si abitua e diventa il prodotto del contesto in cui è stata forzatamente calata. E' il tracollo di una donna, che, in quanto tale, non si sentiva appagata dal noiosissimo marito. E' la tragica storia di una ragazza che non ha avuto il tempo di realizzare che lei era il burattino nel palcoscenico di Versailles. Detto questo, è quello che mi è piaciuto meno nella filmografia della Coppola, per questo gli darei un 7/10.
Ricapitolando tutto sto casino di parole buttate lì sui tre film di Sofia Coppola, dico che come regista mi piace. Moltissimo. E, considerando la sceneggiatura di Lost in translation, direi che è anche più che ottima come sceneggiatrice. Quindi scrivi, Sofia, scrivi.
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giovedì 30 settembre 2010
venerdì 20 agosto 2010
Film review
Ieri notte, di ritorno dal lavoro, stavo rispondendo ad una domanda su Yahoo Answers nella sezione film che chiedeva qual era, per gusto personale, il film più bello di Spielberg.
Io ho risposto facendo una top three, ma mi sono accorta che è quasi scientificamente impossibile sceglierne solo uno (soprattutto per una Spielberg-Addicted come me). Ora, vorrei partire dall'inizio a descrivere il rapporto che ho avuto col mio regista preferito di Hollywood.
Quando ero bambina, e tutti gli altri miei coetanei piangevano guardando E.T., io mi nascondevo sotto il tavolo, perchè solo la voce mi faceva tremare dalla paura. E quindi, crescendo ho sviluppato una sorta di odio verso il regista che aveva partorito una creatura così paurosa.
Poi però, ho cominciato a guardare altri suoi film, magari anche non facendo caso che il regista era lo stesso maledetto "padre" di E.T. E molti rientravano nella mia prima lista di "Film preferiti di sempre".
Poi, fu solo frequentando un corso all'università su Spielberg, che ho iniziato VERAMENTE ad apprezzare ogni suo lavoro. Anche E.T., che ho guardato per la prima volta all'età di 19 anni (la mia scusante è che le paure infantili sono le più difficili da estinguere).
Così, ieri sera mi sono trovata veramente in difficoltà a scegliere un solo film preferito di Spielberg. In realtà nella top three che ho scritto ho messo:
1. Incontri ravvicinati del terzo tipo
2. Duel
3. Munich
Poi però ripensandoci una top three è troppo riduttiva, soprattutto per un regista così prolifico. E sorgeva spontanea la domanda: e Lo Squalo dove lo metterei? E Indiana Jones? E E.T.? E L'impero del Sole? Insomma, come si può ben capire la scelta rimane incredibilmente difficile.
In effetti, faccio prima a dire che i film di Spielberg mi piacciono tutti tranne: La guerra dei mondi (evitabile e soprattutto un odioso Tom Cruise), l'ultimo Indiana Jones del 2008 (con un acciaccato Harrison Ford, mancante dello spirito della trilogia originale della saga dell'archeologo) e The Terminal (che funziona solo nella prima parte ed è tenuto insieme solo dalla magistrale interpretazione -come sempre- di Tom Hanks).
Per concludere, amo Spielberg e ripongo in lui tutta la fiducia possibile. Lo difenderò sempre contro tutti quelli che lo definiscono un regista troppo patriottico, troppo hollywoodiano, troppo perbenista.
Io ho risposto facendo una top three, ma mi sono accorta che è quasi scientificamente impossibile sceglierne solo uno (soprattutto per una Spielberg-Addicted come me). Ora, vorrei partire dall'inizio a descrivere il rapporto che ho avuto col mio regista preferito di Hollywood.
Quando ero bambina, e tutti gli altri miei coetanei piangevano guardando E.T., io mi nascondevo sotto il tavolo, perchè solo la voce mi faceva tremare dalla paura. E quindi, crescendo ho sviluppato una sorta di odio verso il regista che aveva partorito una creatura così paurosa.
Poi però, ho cominciato a guardare altri suoi film, magari anche non facendo caso che il regista era lo stesso maledetto "padre" di E.T. E molti rientravano nella mia prima lista di "Film preferiti di sempre".
Poi, fu solo frequentando un corso all'università su Spielberg, che ho iniziato VERAMENTE ad apprezzare ogni suo lavoro. Anche E.T., che ho guardato per la prima volta all'età di 19 anni (la mia scusante è che le paure infantili sono le più difficili da estinguere).
Così, ieri sera mi sono trovata veramente in difficoltà a scegliere un solo film preferito di Spielberg. In realtà nella top three che ho scritto ho messo:
1. Incontri ravvicinati del terzo tipo
2. Duel
3. Munich
Poi però ripensandoci una top three è troppo riduttiva, soprattutto per un regista così prolifico. E sorgeva spontanea la domanda: e Lo Squalo dove lo metterei? E Indiana Jones? E E.T.? E L'impero del Sole? Insomma, come si può ben capire la scelta rimane incredibilmente difficile.
In effetti, faccio prima a dire che i film di Spielberg mi piacciono tutti tranne: La guerra dei mondi (evitabile e soprattutto un odioso Tom Cruise), l'ultimo Indiana Jones del 2008 (con un acciaccato Harrison Ford, mancante dello spirito della trilogia originale della saga dell'archeologo) e The Terminal (che funziona solo nella prima parte ed è tenuto insieme solo dalla magistrale interpretazione -come sempre- di Tom Hanks).
Per concludere, amo Spielberg e ripongo in lui tutta la fiducia possibile. Lo difenderò sempre contro tutti quelli che lo definiscono un regista troppo patriottico, troppo hollywoodiano, troppo perbenista.
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