Salve bella gente! Scrivo un breve post sul concerto dei Beach House al quale ho avuto l'immenso piacere di assistere sabato scorso.
Allora, partiamo col dire che avevo preso i biglietti secoli fa perchè era dal 2008 che anelavo un loro concerto in Italia. E quando ho letto su Facebook che sarebbero venuti, per di più all'Estragon di Bologna, ero più che felice. Il mio cuore ha fatto una giravolta nel petto, plouf. E, insomma, ieri era il grande giorno e io e il mio ragazzo (che ho obbligato ad accompagnarmi al concerto) abbiamo velocemente cenato al Roadhouse e siamo andati all'Estagon dove abbiamo aspettato in fila circa mezzora sotto la debole pioggia.
Quando hanno finalmente aperto le porte e ci hanno fatto entrare, mi sono catapultata sottopalco anche se non c'era ancora molto gente. Ma sono una persona paranoica, dunque.
Il concerto è stato aperto dal violinista Marques Toliver. Bravo, non c'è che dire. Ha quella Justin Timberlake vibe in sé.
Comunque, alle 11 se Dio vuole i Beach House hanno iniziato il concerto, aperto da Wild. Santiddio. Bello, bellissimo.
Ora vi metto in ordine sparso i pezzi che hanno suonato:
-Wild
-Other Peolpe
-Lazuli
-The Hours
-New Year
-Wishes
-Gila
-Myth
-Walk in the park
-Norway
-Silver Soul
-10 Mile Stereo
-Zebra
-Take care
-Irene
Sì, credo ci siano tutti. La chiusura con Irene è stata bellissimissima. Ora vi allego un po' di foto e continuo a sistemare la tesi che tra una settimana deve andare in stampa!
Gooooodbye!
Tempi Post-Moderni
Ovvero: le riflessioni di una ventenne scribacchina sulle sue ossessioni
martedì 12 marzo 2013
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giovedì 21 febbraio 2013
Music Review
Salve gente, da quanto tempo. Non scrivo molto spesso, anche se vorrei, perchè sto sfruttando le mie poche ed esigue energie per la stesura della mia tesi di laurea. La quale è, non per vantarmi, una figata assoluta. La sto scrivendo sui Diari di Kafka. Vi farò sapere quanti punti mi daranno, ma per me è già una vittoria.
Comunque, dedico questo post interamente al nuovo doppio album dei Biffy Clyro, OPPOSITES. Perché, sapete, i Biffy Clyro sono i miei preferiti e sono nel mio cuore da molto e li amo e li adoro e tutto quanto.
Come dicevo, è un doppio album, di cui ognuno ha un "sottotitolo" se lo vogliamo chiamare così: il primo si chiama The sand at the core of our bones e il secondo The land at the end of our toes. Bellissimi sottotitoli, non c'è che dire. Il primo album si apre con Different People, una canzone che parte lenta ma che arriva ad un climax finale molto intenso. Poi c'è la bellissima e già apprezzata prima dell'uscita dell'album Black Chandelier, rimane in testa molto facilmente e quel bridge stile Nirvana è abbastanza addicting. Poi arriva una delle mie preferite in assoluto, parlo di Sounds like balloons. Energica, ritmata, una linea di chitarra che non può non piacere. Il testo poi è veramente bello. Non l'ho afferrato appieno ma ne ho apprezzato la bellezza. Arriva quindi la ballata Opposite e, anche se quando Simon dice "You are.." e sembra una canzone dei Paramore, non fatevi ingannare perché ci assomiglia solo in quelle due parole iniziali. E' una ballata quasi degna di God & Satan, ma God & Satan rimane comunque insuperabile. The joke's on us è una tipica canzone in pieno stile Biffy, e io amo la parte finale. Forse è anche una delle prime che hanno suonato live quando ancora non avevano in mente Opposites. Eeee poi c'è Biblical. Con quella super pronuncia scozzese, quel ritornello così epico che ti viene da aprire le braccia di fronte al sole splendente sul ciglio di un dirupo. Arriva un'altra mia adorata, A girl and his cat. Sinceramente non so cosa c'entri il titolo, ma è bello. E' una canzone potente, con quel ritornello che rimane subito in mente "This is what you wanted to be, this is what you wanteeeeeed!". E poi c'è The fog, per la quale sinceramente non impazzisco; è una ballata piuttosto struggente ma non mi sconfifera particolarmente. E invece arriva stra carica Little Hospitals, forse un'altra delle mie preferite in assoluto. Il basso è ultra potente, la chitarra pure, la linea di batteria molto punk. E poi anche il testo: il primo verso è geniale "I'll turn your babies into lemonade". Boh. Però il mio verso preferitissimo è: "We are individuals in our little rituals", cazzo se è vero. E questo primo cd viene chiuso dalla super bella ballata The thaw, moooolto bella.
The Land at the end of our toes inizia con la super potente e molto patriottica Stingin Belle, di cui i Biffy ci avevano già deliziato col video mesi prima dell'uscita dell'album. Dico patriottica per la bagpipe nell'outro. Bravi scozzesi. E comunque, con questo pezzo si confermano re indiscussi degli outros. Segue Modern Magic Formula, super super bella e dal vivo è un'emozione assoluta. Quel super ritornello: "I'm trying the best I can but there's a white flag burning in the middle of my hand" mi scioglie ogni volta. Poi c'è Spanish Radio, grande pezzo da sing along. Amo particolarmente il testo di questa canzone e le trombe. Ci stanno da Dio. Eh, arriva Victory over the sun, cosa non è questo pezzo!!! Bellissimo, sia live che nella versione album, per me è diventata una droga. Ma la voce di Simon in questo pezzo! Dovete assolutamente ascoltarla. Segue la molto allegra Pocket, con un solo molto carino di chitarra. E' un pezzo sicuramente leggero, ma mette molto di buon umore. E arriviamo ad un altro dei miei pezzi prediletti, Trumpet or tap. La linea del cantato mi scioglie il cuore, è troppo figa. E poi tutti quei cambi, sia di tempo che ti tonalità. La amo. Skylight arriva dopo, struggente sia nel testo che nella melodia. Bellissimo il finale, epico direi. Cosa non è poi la seguente, Accident without emergency, un'altra delle mie super favorite. E' allegra nella melodia, il testo è bellissimo, anche questa è da cantare a squarciagola ai concerti. La penultima canzone è Woo woo, che in tutta onestà devo ancora imparare ad apprezzare appieno. E il disco viene chiuso dagli organi appalla di Picture a knife fight, è una canzone veramente intensa sia dal punto di vista degli strumenti che dal punto di vista testuale.
Oltre a questi bellissimi venti pezzi, ci sono anche due pezzi strumentali, uno al piano e uno con la chitarra. Forse preferisco il secondo. E si chiamano, ovviamente, The sand at the core of our bones e The land at the end of our toes. Devo essere molto sincera e dire che al primo ascolto l'album non mi aveva preso particolarmente. Mi sembrava molto ripetitivo. MA (un grosso e importante ma) già dal secondo ascolto, Opposites ha iniziato ad attirarmi sempre di più all'interno della sua orbita e adesso ci sono dentro, completamente. Infatti credo di essere già arrivata al ventunmiliardesimo ascolto. Che ci volete fare.
Vabbè, fatemi sapere cosa ne pensate e buon ascolto!
Comunque, dedico questo post interamente al nuovo doppio album dei Biffy Clyro, OPPOSITES. Perché, sapete, i Biffy Clyro sono i miei preferiti e sono nel mio cuore da molto e li amo e li adoro e tutto quanto.
Come dicevo, è un doppio album, di cui ognuno ha un "sottotitolo" se lo vogliamo chiamare così: il primo si chiama The sand at the core of our bones e il secondo The land at the end of our toes. Bellissimi sottotitoli, non c'è che dire. Il primo album si apre con Different People, una canzone che parte lenta ma che arriva ad un climax finale molto intenso. Poi c'è la bellissima e già apprezzata prima dell'uscita dell'album Black Chandelier, rimane in testa molto facilmente e quel bridge stile Nirvana è abbastanza addicting. Poi arriva una delle mie preferite in assoluto, parlo di Sounds like balloons. Energica, ritmata, una linea di chitarra che non può non piacere. Il testo poi è veramente bello. Non l'ho afferrato appieno ma ne ho apprezzato la bellezza. Arriva quindi la ballata Opposite e, anche se quando Simon dice "You are.." e sembra una canzone dei Paramore, non fatevi ingannare perché ci assomiglia solo in quelle due parole iniziali. E' una ballata quasi degna di God & Satan, ma God & Satan rimane comunque insuperabile. The joke's on us è una tipica canzone in pieno stile Biffy, e io amo la parte finale. Forse è anche una delle prime che hanno suonato live quando ancora non avevano in mente Opposites. Eeee poi c'è Biblical. Con quella super pronuncia scozzese, quel ritornello così epico che ti viene da aprire le braccia di fronte al sole splendente sul ciglio di un dirupo. Arriva un'altra mia adorata, A girl and his cat. Sinceramente non so cosa c'entri il titolo, ma è bello. E' una canzone potente, con quel ritornello che rimane subito in mente "This is what you wanted to be, this is what you wanteeeeeed!". E poi c'è The fog, per la quale sinceramente non impazzisco; è una ballata piuttosto struggente ma non mi sconfifera particolarmente. E invece arriva stra carica Little Hospitals, forse un'altra delle mie preferite in assoluto. Il basso è ultra potente, la chitarra pure, la linea di batteria molto punk. E poi anche il testo: il primo verso è geniale "I'll turn your babies into lemonade". Boh. Però il mio verso preferitissimo è: "We are individuals in our little rituals", cazzo se è vero. E questo primo cd viene chiuso dalla super bella ballata The thaw, moooolto bella.
The Land at the end of our toes inizia con la super potente e molto patriottica Stingin Belle, di cui i Biffy ci avevano già deliziato col video mesi prima dell'uscita dell'album. Dico patriottica per la bagpipe nell'outro. Bravi scozzesi. E comunque, con questo pezzo si confermano re indiscussi degli outros. Segue Modern Magic Formula, super super bella e dal vivo è un'emozione assoluta. Quel super ritornello: "I'm trying the best I can but there's a white flag burning in the middle of my hand" mi scioglie ogni volta. Poi c'è Spanish Radio, grande pezzo da sing along. Amo particolarmente il testo di questa canzone e le trombe. Ci stanno da Dio. Eh, arriva Victory over the sun, cosa non è questo pezzo!!! Bellissimo, sia live che nella versione album, per me è diventata una droga. Ma la voce di Simon in questo pezzo! Dovete assolutamente ascoltarla. Segue la molto allegra Pocket, con un solo molto carino di chitarra. E' un pezzo sicuramente leggero, ma mette molto di buon umore. E arriviamo ad un altro dei miei pezzi prediletti, Trumpet or tap. La linea del cantato mi scioglie il cuore, è troppo figa. E poi tutti quei cambi, sia di tempo che ti tonalità. La amo. Skylight arriva dopo, struggente sia nel testo che nella melodia. Bellissimo il finale, epico direi. Cosa non è poi la seguente, Accident without emergency, un'altra delle mie super favorite. E' allegra nella melodia, il testo è bellissimo, anche questa è da cantare a squarciagola ai concerti. La penultima canzone è Woo woo, che in tutta onestà devo ancora imparare ad apprezzare appieno. E il disco viene chiuso dagli organi appalla di Picture a knife fight, è una canzone veramente intensa sia dal punto di vista degli strumenti che dal punto di vista testuale.
Oltre a questi bellissimi venti pezzi, ci sono anche due pezzi strumentali, uno al piano e uno con la chitarra. Forse preferisco il secondo. E si chiamano, ovviamente, The sand at the core of our bones e The land at the end of our toes. Devo essere molto sincera e dire che al primo ascolto l'album non mi aveva preso particolarmente. Mi sembrava molto ripetitivo. MA (un grosso e importante ma) già dal secondo ascolto, Opposites ha iniziato ad attirarmi sempre di più all'interno della sua orbita e adesso ci sono dentro, completamente. Infatti credo di essere già arrivata al ventunmiliardesimo ascolto. Che ci volete fare.
Vabbè, fatemi sapere cosa ne pensate e buon ascolto!
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giovedì 11 ottobre 2012
Music Review
E' da quest'estate che devo parlare del nuovo album dei Beach House. Ma sono stata, come al solito, sopraffatta dagli eventi (perlopiù universitari: ho finito gli esami, mi manca solo il tirocinio e poi mi laureo!). Come sapete, o forse no, sono una delle mie band del cuore e per questo ero superstra eccitata per l'uscita del loro quarto album, Bloom.
Avevo già ascoltato Myth e Lazuli, che Alex e Victoria avevano pubblicato in anteprima. E, insomma, che dire. Credo che i Beach House con Teen Dream abbiano abbandonato le atmosfere più cupe della loro musica, avvicinandosi sempre più a melodie intrise di allegria.
In Teen Dream c'era proprio allegria in ogni nota e credo che la cosa continui ma cambi in Bloom. Mi spiego meglio. Se in Teen Dream dopo ogni canzone ci si sente felici, in Bloom invece sorge sempre un che di nostalgico e melanconico alla fine. E credo che questo aspetto di melanconia avvicini Bloom alle sonorità di Devotion. Ma in realtà sono molto diversi fra loro. Effettivamente, ora che ci penso, Bloom è stato il mio disco dell'estate.
Ci sono 11 pezzi, più una ghost track. Il disco si apre con Myth e, che dire, è una canzone veramente splendida, in un climax alquanto orgasmico. La voce di Victoria penetra dentro di noi. Io lo considero il pezzo evergreen dell'album, si ascolta sempre volentieri. Arriva poi Wild che possiamo considerare uno dei pezzi 'nostalgici' di Bloom. Segue poi la già citata Lazuli. Anche Lazuli è un capolavoro, testo semplice e breve, melodie eteree e la bellissima voce di Victoria e voilà, l'ascolteresti in loop per ore. Arriva uno dei pezzi più allegri, Other People. E' molto bella e felice, mette molta allegria. Ma io mi scateno (sul serio, mi viene da agitare un sacco le braccia in aria) con The Hours. Per me uno dei pezzi migliori dei Beach House in generale. Bella, bella. Quei cori iniziali, quel riff di chitarra, quel synth. Ah. Ritorniamo alla melancolia con Troublemaker, il cui finale è proprio bello. Ma di un bello nostalgico. Si ravviva l'atmosfera con New Year, il cui ritornello mi ricorda un sacco il Giappone, non so perchè. Poi continua l'allegria con Wishes per arrivare alla (fantastica) ballata di Bloom, ovvero On The Sea. Da ascoltare d'estate al tramonto in spiaggia con la persona che si ama al fianco. L'album si chiude con la bellissimissima e superfantastica Irene. Madonna, che pezzo. Per capire il mio entusiasmo dovete ascoltarla. Quando Victoria ripete "It's a strange paradise.." mi sciolgo in un brodo di giuggiole.
Riassumendo, Bloom è un altro bellissimo lavoro dei Beach House che da quando esistono non mi hanno ancora deluso e non credo che lo faranno mai, a questo punto. Non inciampano mai, non cadono mai, non si perdono mai. Li vorrei tanto come amici. Ma non credo sia possibile. Mi farò bastare la loro sublime musica! A presto gente :)
p.s. Ma quanto è figa Victoria LeGrand?!
Ci sono 11 pezzi, più una ghost track. Il disco si apre con Myth e, che dire, è una canzone veramente splendida, in un climax alquanto orgasmico. La voce di Victoria penetra dentro di noi. Io lo considero il pezzo evergreen dell'album, si ascolta sempre volentieri. Arriva poi Wild che possiamo considerare uno dei pezzi 'nostalgici' di Bloom. Segue poi la già citata Lazuli. Anche Lazuli è un capolavoro, testo semplice e breve, melodie eteree e la bellissima voce di Victoria e voilà, l'ascolteresti in loop per ore. Arriva uno dei pezzi più allegri, Other People. E' molto bella e felice, mette molta allegria. Ma io mi scateno (sul serio, mi viene da agitare un sacco le braccia in aria) con The Hours. Per me uno dei pezzi migliori dei Beach House in generale. Bella, bella. Quei cori iniziali, quel riff di chitarra, quel synth. Ah. Ritorniamo alla melancolia con Troublemaker, il cui finale è proprio bello. Ma di un bello nostalgico. Si ravviva l'atmosfera con New Year, il cui ritornello mi ricorda un sacco il Giappone, non so perchè. Poi continua l'allegria con Wishes per arrivare alla (fantastica) ballata di Bloom, ovvero On The Sea. Da ascoltare d'estate al tramonto in spiaggia con la persona che si ama al fianco. L'album si chiude con la bellissimissima e superfantastica Irene. Madonna, che pezzo. Per capire il mio entusiasmo dovete ascoltarla. Quando Victoria ripete "It's a strange paradise.." mi sciolgo in un brodo di giuggiole.
Riassumendo, Bloom è un altro bellissimo lavoro dei Beach House che da quando esistono non mi hanno ancora deluso e non credo che lo faranno mai, a questo punto. Non inciampano mai, non cadono mai, non si perdono mai. Li vorrei tanto come amici. Ma non credo sia possibile. Mi farò bastare la loro sublime musica! A presto gente :)
p.s. Ma quanto è figa Victoria LeGrand?!
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lunedì 2 luglio 2012
Film Review
Lode a Before Sunset. Sì, ho già parlato nel mio blog di questo capolavoro assoluto di Richard Linklater, ma poco tempo fa l'ho riguardato e riconfermato la mia opinione a riguardo e voglio dunque esprimere tutto l'amore che provo verso: Richard Linklater, per aver dato seguito a Before Sunrise, Ethan Hawke, per essere un uomo bellissimo simpaticissimo e per averci messo del personale nella sceneggiatura, Julie Delpy, per essere così naturalmente bella e genuina e per aver composto A waltz for a night.
Se Before Sunrise era una bellissima storia romantica ma al contempo reale, Before Sunset è vita pura. Nel primo film si tratta di due giovani ragazzi, Jesse e Celine, che si incontrano e s'innamorano l'un l'altro a prima vista su un treno e decidono di passare del tempo insieme prima di non vedersi mai più. Entrambi sanno che non si tratta solo di una scappatella e, se da un lato hanno ancora un certo senso di avventura nell'affrontare la vita, dall'altro hanno una grandissima consapevolezza delle relazioni. Decidono, come dicono loro 'da adulti', di non rivedersi più ma in cuor loro sanno che non è quello che vogliono. Quindi all'ultimo minuto decidono di rivedersi, dapprima dicono 'tra cinque anni' ma cinque anni sono troppi, quindi dicono 'tra un anno' ma un anno è troppo da passare lontano dalla persona che ami, quindi si dicono 'tra sei mesi'.
E il film finisce mostrandoceli separati nei loro rispettivi viaggi di ritorno con uno sguardo che sembra dire: non lo rivedrò mai più ma lo amerò per sempre, e viceversa. Sanno che quello che hanno vissuto non tornerà più ma che determinerà le loro vite, irrimediabilmente.
Quando nove anni dopo si rincontrano, sono due persone adulte che conducono due vite profondamente diverse. Celine è politicamente impegnata nella difesa per l'ambiente mentre Jesse è diventato uno scrittore di best-sellers e ha raggiunto il successo proprio scrivendo un romanzo sulla loro romance, se vogliamo fare un gioco di parole. C'è una frase bellissima che Jesse dice, una cosa come "In realtà ho scritto questo libro per poter venire a tenere una conferenza a Parigi per poterti rivedere". Quel libro è il stato il suo modo (vincente) di ritrovare il vero amore della sua vita.
Sì perchè dopo nove anni entrambi hanno una relazione. Celine ha un fidanzato mentre Jesse è sposato e ha un figlio. Dai loro discorsi capiamo che, però, con queste relazioni si sono come accontentati. E infatti il loro amore reciproco non smette mai di manifestarsi nei gesti, negli sguardi e nelle parole. Il film, come ho già ripetuto in un post precedente, è praticamente tutto un piano sequenza, con Linklater che segue i due attori per le strade meno battute di Parigi. Le scene finali, quelle che si svolgono all'esterno e all'interno della casa di Celine sono tra le mie preferite in assoluto, sia per la location (che è estremamente affascinante) che per ciò che succede. Il finale di Before Sunset, come già altri hanno detto, è ciò che rende il film un capolavoro. E, se non l'avete visto, non ve lo svelerò qui. Ma sappiate solo che un ending più perfetto di quello non esiste al mondo!
Sono due film particolarmente intelligenti sul piano dei dialoghi, innovativi dal punto di vista tecnico (fossero tutti i così i film di "amore") e accattivanti dal punto di vista della sceneggiatura. E last but never ever least le interpretazioni sono tra le più autentiche e vere del cinema. Before Sunset, poi, è uno dei rari casi in cui il sequel eguaglia e supera il primo film.
Arrivo ad una conclusione. Insomma, se non avete visto queste due perle cinematografiche, fatelo presto, approfittate di questi caldi infernali per farlo. Non ve ne pentirete. Buon caldo afoso a tutti!
Se Before Sunrise era una bellissima storia romantica ma al contempo reale, Before Sunset è vita pura. Nel primo film si tratta di due giovani ragazzi, Jesse e Celine, che si incontrano e s'innamorano l'un l'altro a prima vista su un treno e decidono di passare del tempo insieme prima di non vedersi mai più. Entrambi sanno che non si tratta solo di una scappatella e, se da un lato hanno ancora un certo senso di avventura nell'affrontare la vita, dall'altro hanno una grandissima consapevolezza delle relazioni. Decidono, come dicono loro 'da adulti', di non rivedersi più ma in cuor loro sanno che non è quello che vogliono. Quindi all'ultimo minuto decidono di rivedersi, dapprima dicono 'tra cinque anni' ma cinque anni sono troppi, quindi dicono 'tra un anno' ma un anno è troppo da passare lontano dalla persona che ami, quindi si dicono 'tra sei mesi'.
E il film finisce mostrandoceli separati nei loro rispettivi viaggi di ritorno con uno sguardo che sembra dire: non lo rivedrò mai più ma lo amerò per sempre, e viceversa. Sanno che quello che hanno vissuto non tornerà più ma che determinerà le loro vite, irrimediabilmente.
Quando nove anni dopo si rincontrano, sono due persone adulte che conducono due vite profondamente diverse. Celine è politicamente impegnata nella difesa per l'ambiente mentre Jesse è diventato uno scrittore di best-sellers e ha raggiunto il successo proprio scrivendo un romanzo sulla loro romance, se vogliamo fare un gioco di parole. C'è una frase bellissima che Jesse dice, una cosa come "In realtà ho scritto questo libro per poter venire a tenere una conferenza a Parigi per poterti rivedere". Quel libro è il stato il suo modo (vincente) di ritrovare il vero amore della sua vita.
Sì perchè dopo nove anni entrambi hanno una relazione. Celine ha un fidanzato mentre Jesse è sposato e ha un figlio. Dai loro discorsi capiamo che, però, con queste relazioni si sono come accontentati. E infatti il loro amore reciproco non smette mai di manifestarsi nei gesti, negli sguardi e nelle parole. Il film, come ho già ripetuto in un post precedente, è praticamente tutto un piano sequenza, con Linklater che segue i due attori per le strade meno battute di Parigi. Le scene finali, quelle che si svolgono all'esterno e all'interno della casa di Celine sono tra le mie preferite in assoluto, sia per la location (che è estremamente affascinante) che per ciò che succede. Il finale di Before Sunset, come già altri hanno detto, è ciò che rende il film un capolavoro. E, se non l'avete visto, non ve lo svelerò qui. Ma sappiate solo che un ending più perfetto di quello non esiste al mondo!
Sono due film particolarmente intelligenti sul piano dei dialoghi, innovativi dal punto di vista tecnico (fossero tutti i così i film di "amore") e accattivanti dal punto di vista della sceneggiatura. E last but never ever least le interpretazioni sono tra le più autentiche e vere del cinema. Before Sunset, poi, è uno dei rari casi in cui il sequel eguaglia e supera il primo film.
Arrivo ad una conclusione. Insomma, se non avete visto queste due perle cinematografiche, fatelo presto, approfittate di questi caldi infernali per farlo. Non ve ne pentirete. Buon caldo afoso a tutti!
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