giovedì 9 dicembre 2010

Film Review

Bene. Questo post lo voglio dedicare a Darren Aronofsky, regista da me ammiratissimo e stimatissimo. Ho da poco concluso di vedere la sua filmografia intera (e sto aspettando come una dannata che esca qua in Deutschlandia Black Swan, il suo nuovo lavoro).

Non appena uscì The Wrestler nelle sale lo andai a vedere, senza neanche sapere chi fosse Aronofsky. E me ne innamorai subito. Mi era piaciuto tutto di quel film: Mickey Rourke e Evan Rachel Wood in primis, l'abuso della telecamera a spalla, la sceneggiatura, il finale che lascia in sospeso (fino ad un certo punto in realtà).
Ma lessi un sacco di recensioni negative su The Wrestler, soprattutto da parte dei fan più accaniti di Aronofsky, che lo "accusavano" di aver perso il suo stile e che questo lavoro era molto inferiore rispetto ai suoi film precedenti. Boh, mi dicevo. Chissà cos'avrà mai fatto sto tizio prima, se questo viene considerato il suo film meno bello, mi chiedevo.

Mesi e mesi dopo mi dico: oh bene, è arrivato il momento di guardarsi Requiem for a dream. E appena l'ho finito mi sono detta Ok, ora capisco perfettamente i fan poco entusiasti da The Wrestler. Cacchio, Requiem for a dream è un capolavoro. Un capolavoro registicamente parlando, un capolavoro della fotografia, un capolavoro interpretativo (Ellen Burstyn in primis) e, nel suo insieme, un forte pugno allo stomaco. Mi ricordo di averlo visto da sola una sera in casa e ne rimasi sconvolta. Ma ero sconvolta e affascinata allo stesso tempo, perchè dal punto di vista tecnico e narrativo mi era piaciuto subito da impazzire. Un montaggio frenetico che ti trasporta violentemente all'interno della storia, senza possibilità di uscirne in modo tranquillo. E' uno di quei film che ti entra direttamente sotto la pelle. E uno dei miei film preferiti in assoluto.

Poi, molto dopo la visione di Requiem, mi decido a guardare π Il teorema del delirio. Anche qui, amore a prima vista. Ma seriamente. Una sceneggiatura che ho adorato da subito. Perchè è una storia sulla solitudine di un uomo, ossessionato dalla sua passione, la matematica. E per questo cerca disperatamente di trovare uno schema che gli permetta di prevedere le quotazioni in borsa. Dal punto di vista tecnico, una regia veramente perfetta (anche qui con l'abuso della telecamera a spalla e il solito montaggio frenetico) e una fotografia che lascia a bocca aperta (oltre al bianco-nero, contrasto altissimo e sovraesposizione). E la colonna sonora di Clint Mansell che ci trasporta nel delirio del protagonista. E pensare che questo è il lungometraggio d'esordio di Aronofsky, tanto di cappello. C'è anche da dire che l'interpretazione di Sean Gullette è veramente da paura, viene da chiedersi se è così anche nella vita reale!

L'altro giorno ho finalmente guardato anche il criticatissimo The Fountain - L'albero della vita. Allora, diciamo subito che non è di certo uno dei film migliori che io abbia visto. Però cerchiamo di spiegare il perchè. Perchè è facile dire che un film è brutto, ma bisogna pure spiegare il motivo. La storia in sè è molto interessante e, sicuramente, molto romantica. Ci sono tre storie parallele:
- La storia ambientata nel presente: un medico (Hugh Jackman) sta sperimentando varie cure per sconfiggere il tumore al cervello, di cui sua moglie (Rachel Weisz) è malata. La moglie sta scrivendo un romanzo storico su un conquistador incaricato dalla regina Isabella di Spagna di trovare l'Albero della Vita in Centro America, per prenderne la linfa e diventare immortali. Il dottore troverà la cura (grazie allo stesso albero della storia precedente) ma non abbastanza in tempo per salvare sua moglie.
- La storia ambientata nel passato: è quella del libro che sta scrivendo la moglie, in cui il conquistador (Hugh Jackman) va in America per trovare l'Albero della Vita e vivere per sempre insieme alla regina Isabella (Rachel Weisz).
- La storia ambientata nel futuro: c'è questo monaco (Hugh Jackman) che sta sempre sotto quest'albero fluttuante e ci parla e lo cura. E ogni tanto fa comparsa la moglie morta (Rachel Weisz).

Il problema non si poneva se c'era solo la storia ambientata nel presente con qualche intermezzo della storia raccontata nel libro che la moglie stava scrivendo. Il problema è che la storia non vuole essere così semplice, ovviamente direi.
E' tutto molto più complicato. Perchè c'è di mezzo appunto questo benedetto Albero, ma c'è di mezzo anche Xibalba, una galassia morente nonchè regno dei morti e tutte delle altre credenze Maya. Allora, la cosa ci poteva anche stare. Ma il montaggio doveva essere funzionale alla spiegazione della intricatissima storia.

Quello che la mia piccola testa ha capito è che: il dott. Hugh Jackman e la moglie Weisz sono sposati e si amano ma lei è malata di tumore al cervello e sta per morire. Però il dottore sta sperimentando varie cure per cercare di sconfiggere il tumore. Intanto la moglie sta scrivendo un libro su una storia d'amore fra un Conquistador del Seicento e la regina Isabella di Spagna, e il prode cavaliere farà di tutto per trovare questo Albero della Vita grazie al quale lui e la bella regina potranno vivere per sempre insieme. Poi, proprio quando il dottore trova la cura al tumore, (grazie all'estratto dello stesso Albero della Vita) la moglie muore. Dopo la morte della moglie il dottore cerca di mettere a punto e concludere la sua cura in modo da farla diventare completa ed effettiva. [Salto temporale senza spiegazione] Siamo nel futuro, il dottore è diventato immortale (e pelato) grazie alla sua cura e ora abita sotto questo Albero della Vita aspettando che la galassia Xibalba esploda e ogni tanto ha la qualche visione della moglie defunta. Bene. Io il finale non l'ho mica capito però, qualcuno me lo deve spiegare. Cioè, tutto esplode e finisce così? Quindi alla fine la ricerca dell'immortalità è fallita miseramente? Non lo so.
La nota sicuramente positivissima del film è la fotografia (e anche la scenografia). Davvero suggestiva e incantevole.

Vabbè, chiudo questa mega parentesi su The Fountain. E chiudo anche il discorso su Aronofsky. Dicendo che è uno dei miei registi preferiti perchè è capace di sfornare film che hanno il potere di entrarti dentro, nel profondo dell'anima e di lasciarti un segno. E mica è facile, eh. Bravo Darren, io ti adoro anche se non ho capito The Fountain. Ti amo lo stesso, tranquillo. E se la Weisz non ti vuole più come marito, ti prendo io.

domenica 5 dicembre 2010

Film Review

Allora. Continuo a scrivere le mie tre cazzate sui film che ho visto/rivisto ultimamente. Partiamo con gli horror.

[REC]. Massì, a questo film gli si può dare la sufficienza. Il che non è poco di questi tempi per un film horror, intendiamoci. Solo che a me la storia mi è parsa veramente di un ridicolo assoluto. E anche i momenti di tensione scarseggiano lungo tutto il film. La cosa sorprendente è l'interpretazione della protagonista, Manuela Velasco (davvero brava e credibile fino alla fine). Ma credo che sia un film strutturalmente poco equilibrato. Cioè, all'inizio non succede praticamente niente per 40 minuti. Poi tutto ad un tratto si ritrovano solo due sani (tra cui per forza il cameraman altrimenti il film sarebbe finito subito) e tutti gli altri sono già stati contagiati e solamente negli ultimi 5 minuti viene frettolosamente spiegata tutta la vicenda (che peraltro non ho afferrato) del prete e dei suoi esperimenti. Boh, insomma alla fine scivola via.



Paranormal Activity. Bello. Questo sì che è un bell'horror. Fatto bene, interpretato bene, con una sceneggiatura di tutto rispetto. Inquietante in modo genuino, non ci mostra mai il "nemico" che ci fa paura, ma ci mette una tensione addosso non indifferente. L'espediente spielberghiano di celare ciò che ci fa paura e di annunciarlo attraverso degli elementi metonimici è perfettamente riuscito (la porta che si apre e si chiude, le impronte sul talco, le lenzuola che si spostano). E io sono stata con l'ansia fino alla fine (e anche giorni dopo averlo visto a dir la verità!). Bello, veramente riuscito. Finiti gli horror, passiamo agli altri.



Nick and Norah's Infinite Playlist. Avevo letto delle recensioni piuttosto positive su questo film. E credevo che fosse perlomeno qualcosa di non ordinario. E invece è solo un susseguirsi di banalità e di frasi trite e ritrite. La tipica commedia adolescenziale dello sfigato outsider che è innamorato della stronza. Poi conosce una come lui. La caga e non la caga perchè ancora crede di provare dei sentimenti verso la sua ex-stronza. Poi alla fine capisce che in realtà è innamorato di quella "sfigata" come lui e si mettono insieme. Wow, non si era mai vista una storia del genere (!). Potevano almeno puntare un po' di più sulla colonna sonora "indie" perchè in effetti tanto indie non è. Forse l'unica scena un po' meno scontata è quando i due outsiders fanno sesso (ma poi fanno veramente sesso o si limitano al petting? Neanche si capisce). Basta. Si lascia guardare per Michael Cera, ottimo come sempre. Bello come sempre, spassoso come sempre.



Sin Nombre. Film messicano, molto carino tra l'altro. Tristissimo, ma bello. C'è una ragazza, Sayra, che se ne vuole andare dall'Honduras per trovare lavoro negli Stati Uniti. Dovrà fare un lunghissimo viaggio a piedi, illegalmente su dei treni merci, fare l'autostop. Durante il suo viaggio incontra e si innamora di El Casper, un gangster che si è messo nei guai con la sua ex-gang (ha ucciso il "capo" perchè lui aveva ucciso la sua fidanzata); e ora scappa per fuggire alla vendetta dei suoi ormai ex-compagni. Dopo varie difficoltà durante il viaggio, Sayra e El Casper si ritrovano soli a fuggire verso gli Stati Uniti; se non che ad un certo punto gli ex-compagni di lui lo trovano e l'ammazzano. Sayra riuscirà da sola ad arrivare negli USA. La sceneggiatura è molto ben fatta. La regia è buona, niente di così particolare. La fotografia mira a dare alla storia quel giusto senso di realismo. E le interpretazioni sono davvero ottime. Insomma, una prova decisamente buona per Fukunaga (che credo sia al suo primo lungometraggio).



Soul Kitchen. Piacevole commedia per Fatih Akin, che dopo molti anni di drammaticità, torna a farci sorridere con Soul Kitchen. E ci voleva decisamente. Una commedia intelligente, una sceneggiatura non troppo originale ma che gli perdoniamo e degli interpreti a dir poco adorabili (Moritz Bleibtreu in primis, ovviamente). La regia è sempre ottima (credo veramente che Akin sia, tecnicamente parlando, uno dei registi migliori in circolazione) e in ogni caso la storia è coinvolgente e spassosa. E finalmente c'è un happy end degno di essere chiamato tale, dopo infinite peripezie e gag divertenti. Guardare questo film alle 2 di notte mi ha fatto venire una fame non indifferente. Infatti il giorno dopo mi sono abbuffata come un maiale! :)



The Village. Rivisto dopo sei anni dalla sua uscita nei cinema. E anche io da ragazzina c'ero andata solo perchè credevo fosse un horror (siamo stati tutti tratti in inganno dal fuorviante trailer). E seppur di horror c'è solo forse la musica mi ricordavo che mi era piaciuto molto. E in effetti, riguardandolo ora, c'è da ammettere che è proprio un bel film. Registicamente ottimo (embè, Shyamalan non è uno scemo), sceneggiatura a mio parere bellissima, attori fantastici (Hurt è sempre bravissimo e Joaquin Phoenix è da sbavo, al solito, e Adrien Brody credibilissimo). Quello che mi è rimasto impresso è la bellissima fotografia del film, davvero funzionale alla storia..tutta la vita del villaggio è rappresentata attraverso colori tenui e quando si scontrano il giallo e il rosso (rappresentante del male) ci si rende conto della differenza. E' sicuramente uno dei miei film preferiti, soprattutto per la storia raccontata. Mi piace veramente tanto.



Oldboy. Era da tanto che lo volevo vedere. Ed è forse il mio primo film orientale. Yeah, dovrei festeggiare. Come prima impressione non saprei neanche dire, so solo che non sono assolutamente abituata. Io, sostenitrice incallita della Nuova Hollywood mi trovo piuttosto spaesata e persa difronte al cinema orientale. Allora. Questo film sul piano tecnico è fottutamente perfetto. La regia è da rimanerci esattamente così :O non c'è assolutamente neanche un difetto. La sceneggiatura è perfetta. Però non mi ha coinvolta, mi ha solo sconvolta. La storia è a dir poco terrificante, il finale pure. E' una storia che definirei creepy. Non so, mi ha lasciato un senso di "viscido" e non so spiegare il perchè. C'è da dire che l'attore che interpreta l'antagonista (come si chiama accidenti, con sti nomi orientali devo fare copia-incolla da Wikipedia) Yoo Ji-tae, è veramente un pheego. Complimenti alla madre e al padre. Anyway. Forse poi mi guarderò anche gli altri due film di Chanwook Park della Trilogia della Vendetta. Forse, più avanti. Mi devo prima riprendere da questo.



Ho detto tutto? Sì, mi pare di sì. E comunque ieri ho visto anche The Fountain - L'albero della vita di Aronofsky. E siccome così ho visto tutta la sua filmografia voglio dedicargli un post intero. Appena riesco a raccogliere le idee!

venerdì 3 dicembre 2010

Music Review

Cioè, io non sono capace di scrivere cose sensate sulla musica (la frase potrebbe fermarsi a "non sono capace di scrivere cose sensate". Punto). Però vorrei tanto esprimere il mio big and deep feeling of love and admiration for the best band ever, my beloved Biffy Clyro.

Allora. Premessa: ho iniziato ad ascoltarli quest'estate a luglio, o giù di lì. Fine della premessa. Li avevo già visti in concerto senza conoscerli nel dicembre 2009, al palaolimpico di Torino come supporter dei Muse (non sapete quanto vorrei tornare indietro nel tempo per godermeli seriamente). Il concerto mi era piaciuto, ma ero stata molto distratta dal culo di Simon Neil. Aveva i pantaloni mooolto a vita bassa e il suo sederino perfetto se ne usciva sempre. E siccome lui sta spesso di spalle, insomma, non ho potuto evitare di guardarlo (con faccia da ebete annessa :O). E dunque alla fine li ho ripresi in mano nel luglio di quest'anno. Sono partita ascoltando l'ultimo album, Only Revolutions. Non vi dico, amore a prima vista. Many of Horror era diventata la mia droga quotidiana, l'ascoltavo sempre, la cantavo sempre. "When you hit me hit me haaaarrrrrd", anche mentre lavoravo al ristorante, addirittura davanti ai clienti, ripetevo sempre le parole di Many of Horror. E poi mi ero fissata per God and Satan. Per la melodia, per l'accompagnamento della chitarra, per la voce di Simon Neil, per il testo ("I'll make you miserable, you stick with me although you know I'm gonna ruin your life"). E pian pianino ho amato ogni singola traccia di Only Revolutions.
Così mi sono scaricata quello che avevo trovato su LimeWire delle altre canzoni degli album precedenti. Ero abbastanza sorpresa dal fatto che avessero già fatto cinque album. In ogni caso, alla fine avevo trovato qualche traccia da Blackened Sky, qualche da Puzzle, da Infinity Land e solo due canzoni da The Vertigo of Bliss. E devo dire che ero rimasta abbastanza basita dal suono "duro" di questi brani. Cioè, mi sembravano veramente troppo diversi dallo stile dell'ultimo album. Quindi continuavo imperterrita ad ascoltare sempre e solo Only Revolution. E la svolta credo sia arrivata ascoltando 57 in un pomeriggio di noiosa malattia. Canzone e-p-i-c-a. Ma non è stata una svolta completa, perchè poi comunque non è stato allora che ho approfondito la loro discografia. No, è stato dopo il trasloco ad Amburgo che mi sono perdutamente innamorata di ogni loro canzone. Quindi lo scorso ottobre. Cioè, tipo due mesi fa. Solamente. I Biffy Clyro sono stati la mia medicina contro la mia pseudo-depressione delle prime settimane della nuova vita. Mi hanno aiutato a superare il momento triste. Proprio come fece Jeff Buckley ormai un anno e mezzo fa. Mi sono entrati direttamente nelle vene, scorrono nel mio sangue, si sono fusi col mio dna e non ne usciranno proprio mai mai più. Blackened Sky è entrato subito nella mia lista degli album preferiti. Adoro ogni traccia di quel disco, in primis Convex, Concave (la sto ascoltando fino allo sfinimento), 57, Christopher's River, 27. Tutte insomma. Per essere il loro album d'esordio, tanto di cappello. E comunque ritengo che Convex, Concave sia veramente strutturalmente perfetta. E un outro da far paura. E il testo, così umano "I can not help the joy I'm feeling hurting you, you're beautiful when you cry. If you loved, you'd understand the way clever thoughts withstand and sway against your pain, I can't give a thing, your way, to believe in, to believe in your heart. I'm sorry for this now but I have to hurt, I have to kill you". Poi continua l'ascolto verso Infinity Land. Un album sublime, perchè veramente fa paura da quanto è perfetto. There's no such man as Crasp, sembra una canzone da chiesa, The Atrocity è di una bellezza disarmante e Only One Word Comes To Mind è da orgasmo. Poi, prima di passare a The Vertigo of Bliss, ascolto tutto Puzzle. Anche quell'album entra dritto dritto senza fiatare nei miei preferiti di sempre. Living is a problem because everything dies ha un intro da capogiro (ed è anche una canzone apri-album da scoppia testa), Who's got a match? è da ballare ubriachi su un tavolo di un locale squallido, Semi Mental ha un testo che è pura verità, 9/15ths è quello che si definisce una canzone epica e Machines che chiude l'album è la ciliegina sulla torta. Poi ascolto The Vertigo Of Bliss (bellissima copertina tra l'altro). Anche qui i Biffy ci colpiscono subito con la canzone che apre l'album, Bodies in Flight, come se ci volessero dare uno schiaffo per svegliarci. Questo secondo me è un album veramente equilibrato, perchè la prima canzone e l'ultima (Now the action is on fire!) fanno da cornice perfetta per il contenuto (che trova la sua massima espressione in Diary of Always e Questions and Answers). 
Insomma, amo indistamente ogni cosa partorita dai Biffy. Li amo perchè quando suonano dal vivo sono tutta un'altra cosa rispetto agli album in studio, amo il forte accento scozzese di Simon, amo vederli sempre mezzi nudi ai concerti, amo i loro tatuaggi, amo il modo in cui Simon suona la chitarra, amo Ben alla batteria. 
Li amo, punto. 



giovedì 2 dicembre 2010

Film Review

Eccoci qui in diretta dalla freddissima Germania a scrivere quattro cazzate su qualche film, su alcuni film che ho visto ultimamente.

Parto? Massì dai, tanto non ne ho voglia di continuare a leggere Mrs Dalloway e, in ogni caso, sono solo a pagina dodici, neanche se mi impegnassi duramente riuscirei a finirlo per domani. Beh poco male, la storia la so già e ho guardato sia il film del 1997 che The Hours, quindi qualcosa riesco a tirarlo fuori. Sto divagando, come al solito.

Okkey, i film. Ah sì. Nelle ultime settimane ho visto molti film. Tutti diversi fra loro. Però vorrei comunque scriverci due paroline per ognuno.

Valzer con Bashir. Film d'animazione sul conflitto israeliano-palestinese. In realtà è un film sull'impatto che quella guerra ha avuto su chi l'ha combattuta. Il protagonista sa di avere partecipato ad alcuni eventi, ma non sa più con chi nè quando. Il film, quindi, segue il suo percorso di recupero della sua memoria di guerra. E per raccogliere tutte le informazioni che gli servono per riempire alcune lacune e mettere nel giusto ordine alcuni ricordi, visita tutte gli ex-compagni di guerra (nonchè a volte anche vecchi amici).
Dal punto di vista strettamente tecnico, è un film veramente ben fatto. Ci trasporta in un'altra dimensione, non siamo più nel mondo, i colori sono innaturali, perchè quel mondo in cui la guerra è ormai routine non è più umano, è qualcosa al di fuori della realtà. E il finale serve proprio per riportarci coi piedi per terra, come se Ari Folman ci volesse dire "Hey adesso risvegliatevi dal sogno in cui vi ho trasportato e guardate che tutto questo è successo davvero!"
Eppure c'è qualcosa che mi mantiene "fredda" nei confronti di questo film. Non so cos'è e non so perchè, ma non riesce a prendermi del tutto, a coinvolgermi appieno, a trasportarmi all'interno della storia totalmente. Questo non toglie il fatto che sia uno dei film migliori di questi ultimi anni.



New York, I love you. Film collettivo a episodi un po' anomali perchè sono incollati tra loro brillantemente che nemmeno ci si accorge di aver finito una storia e di starne cominciando un'altra. Sono storie d'amore, di passione, di amicizia che hanno come unico filo conduttore New York. Neanche a dirlo, l'episodio che mi è piaciuto di più è quello diretto da Fatih Akin. Credo che quell'uomo abbia veramente un dono. E l'altro episodio che mi ha particolarmente colpito è quello diretto da Kapur, che in origine avrebbe dovuto dirigere Minghella, poi deceduto (il film è dedicato a lui). Mi ha colpito positivamente la magnifica interpretazione di Shia LaBeouf, che finora ho visto recitare solo in ruoli abbastanza superficiali e/o non remarkable.



Clerks. Era da tanto che lo volevo vedere e ora che l'ho visto devo dire che pensavo fosse qualcosa di totalmente diverso. Mi ha stupito in senso più che positivo. Perchè nonostante sia chiaro che è stato fatto con due lire, è veramente un film brillante. Dialoghi politicamente scorrettissimi, una successione surreale di eventi (che sembra di stare in quei sogni dove non arrivi mai alla meta), musiche fighissime (l'unica cosa costosa del film sono stati i diritti per le canzoni in effetti). Insomma, un film intelligentemente divertente. Fa pure rima, cosa volete di più?



Machete. Finalmente, l'avevo anelato per mesi. E ora che l'ho visto, devo dire che l'attesa è stata totalmente ripagata da questa figata di film. Rodriguez ha fatto centro, di nuovo. Credo sia il suo film più maturo e, in un certo senso, quello che racchiude in sè tutti i topoi della sua poetica cinematografica. Perchè oltre ai soliti combattimenti (che devo dire sono anche meno splatter e più leggeri del solito) c'è anche una trama che, seppur calata nel contesto comico, vuole far trasparire il problema della frontiera USA-Messico. Regia da capogiro e interpretazioni sorprendenti (Lindsay Lohan sembra addirittura convincente!).



Il favoloso mondo di Amelie. Non l'avevo ancora visto, no. E adesso che l'ho fatto, è entrato subito dritto dritto nella lista dei miei preferiti. Grazie alla storia raccontata, il modo in cui viene rappresentata, grazie alla favolosa interpretazione di Audrey Tatou, grazie a Mathieu Kassovitz (sbaaaav), grazie alle musiche di Yann Tiersen, grazie al sano e non melenso romanticismo che ci viene mostrato. Amelie è una ragazza adorabile, ingenua (anche se è stata costretta a crescere troppo in fretta) che si innamora perdutamente di un ragazzo che non conosce ma che è esattamente come lei. Regia a dir poco perfetta, fotografia che sprizza francesità (?) da tutti i pori, sceneggiatura adorabile, colonna sonora da orgasmo.



Full Metal Jacket. Film che si divide brutalmente in due parti. La prima, ci racconta l'addestramento di nuovi Marines e la drammatica situazione di Palla di Lardo (Vincent D'Onofrio da p-a-u-r-a!). La seconda ci mostra la guerra. Che dire, Kubrick dà ancora una volta prova del suo maniacale perfezionismo (non doveva essere facile lavorarci insieme) stilistico. A volte mi inquieta tutta quella perfezione nei suoi film. Forse era quello il suo intento o forse no. E comunque, così come ce la racconta Kubrick, sembra proprio di essere in guerra anche noi.



Auf der anderen Seite. Fatih Akin santo subito. E avrei già detto tutto. Ma diciamo due parole su questo film, che però -devo ammettere- mi è piaciuto leggermente meno di Gegen die Wand (La Sposa Turca). Sceneggiatura a dir poco perfetta, storie di vite che, inevitabilmente, si incontrano e si scontrano (brutalmente). Ho trovato geniale la divisione in tre "capitoli", la regia è sempre ottima, le interpretazioni fantastiche (tralasciamo il fatto che non avevo riconosciuto Hanna Schygulla, la Lili Marleen del buon Fassbinder). Poi è stato bellissimo vedere i luoghi che frequento tutti i giorni (die Uni Hamburg, die Mensa, die U-Bahn) trasferiti sul grande schermo. E poi, nonostante ci siano vari momenti tragici in questo film, il finale dà veramente molta speranza. E in questo differisce totalmente rispetto a La sposa turca. E forse è solo questo il motivo per cui preferisco di poco Gegen die Wand. Perchè a me piacciono i finali che non ti lasciano neanche un barlume di speranza, quelli che ti fanno capire che "cosa ti credi che nella vita esistano davvero gli happy end?". [piccola postilla: la traduzione italiana di questo film fa defecare: Ai confini del paradiso. Dico, ma stiamo scherzando?]



Mi fermo qua anche se avrei altri film da commentare. Lo faccio un'altra volta. Ora devo impegnarmi a ricordarmi di respirare. Le aspirine sono il medicinale più inutile della terra. Loser a chi l'ha inventata.
Non vedo l'ora di guarire per andare a fare a palle di neve con qualcuno. Amburgo sotto la neve è magica *__*