Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta telefilm. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta telefilm. Mostra tutti i post

venerdì 2 agosto 2019

Series Review: The OA - Part II

Sono mesi che scrivo e riscrivo cose riguardo la parte seconda di una delle mie serie preferite del momento e di sempre, The OA. Ho provato e riprovato a fare una sorta di introduzione in cui riassumo un po' quello che succede nella serie, accorgendomi sempre di più che era una missione impossibile farlo se non essendo molto sbrigativi e tralasciando molti subplots che però sono ugualmente importanti. Inoltre risulta impossibile essere poco prolissi, rischiando quindi di fare un resoconto troppo minuzioso di ogni singolo episodio, in cui succedono sempre molte cose.

Quello che Brit Marling e Zal Batmanglij hanno creato è letteralmente un universo, parallelo al nostro, in cui tanto di quello che vediamo è estremamente poco casuale e in cui ogni singola cosa ha un significato, una funzione, un rimando a qualcos'altro. Se l'atmosfera nella Parte I (uscita, ve lo ricordo, ormai nel 2016) era cupa, con una fotografia desaturizzata, qui invece veniamo catapultati in una San Francisco coloratissima e vivace. Non so spiegarvi realmente il perché, ma nella Parte II si ha da subito la sensazione di non essere nella stessa realtà, nella stessa dimensione della stagione scorsa. E non intendo solo per il cambio di ambientazione: c'è già qualcosa di profondamente diverso dai primi minuti della prima puntata. Innanzitutto ci viene subito presentato un nuovo personaggio: Karim Washington, un detective privato che viene ingaggiato da un'anziana signora vietnamita che lo ingaggia per ritrovare la nipote scomparsa.

Se nella Parte I tutto era visto attraverso gli occhi di Prairie e raccontato dal suo unico punto di vista che, nell'ultima puntata, veniva totalmente messo in discussione, qui invece ci ritroviamo fin da subito a dover conoscere un nuovo personaggio e, col proseguire delle puntate, vediamo come ci siano tre filoni narrativi che poi andranno ad incontrarsi nel climax dell'ultima puntata. Abbiamo dunque Karim con la sua ricerca di Michelle che lo porta a scontrarsi con una realtà piuttosto distorta in cui un magnate di San Francisco riesce a coinvolgere dei ragazzini tramite un app per sviluppare il suo progetto; poi ritroviamo la nostra protagonista Prairie che, tuttavia, non è più lei perché in questa realtà è nata e rimasta Nina Azarova, compagna del magnate del web su cui Karim sta indagando e che si ritroverà ancora una volta prigioniera del dottor Hap insieme ai suoi vecchi compagni di prigionia; e infine, nella realtà parallela, ritroviamo i ragazzi di Crestwood che non riescono più ad andare avanti normalmente nella loro vita dopo essere sopravvissuti al mass shooting della loro scuola.



Una delle caratteristiche più belle e intriganti di questa serie è quella di trovare indizi e rimandi in ogni frame: non solo in questa stagione cerchiamo di seguire Karim nelle sue indagini e trovare un senso a tutto quello che scopre di volta in volta, ma vediamo anche tutte le connessioni con la stagione precedente (l'ospedale psichiatrico di Treasure Island di cui Hap è capo non è altro che l'ambientazione della near death experience che Homer aveva avuto durante la prigionia nell'altra dimensione). Ammetto che seguire gli eventi di questa stagione, visto che è stata messa tanta carne al fuoco rispetto alla stagione precedente, sia stata un'impresa e che ho avuto bisogno di rivedere la serie un paio di volte per afferrare qualche passaggio che ad una prima visione mi era sfuggito (ad esempio, tanto per farvi capire quanto io possa essere superficiale, ho notato che nella 2x05 dopo che Homer ha un sogno -premonitore?- di lui che cerca la pelle di OA, si sveglia con una visibile erezione e da lì in poi guarderà Nina/OA sotto una luce diversa). Ma, onestamente, ero contenta di rivederla e rivederla perché The OA è una serie che fa pensare, che fa riflettere e, cosa molto importante, è molto emotiva. I personaggi, inoltre, sono molto sfaccettati perché anche Hap (che è il cattivo della situazione) può essere compreso: probabilmente nella sua situazione anche noi sceglieremmo di sfruttare le persone per arrivare a capire come è formato il multiverso, soprattutto una volta che si trova il metodo per cambiare dimensione.



Parliamo brevemente dell'episodio finale. Giuro che la prima volta che l'ho visto sono rimasta letteralmente sconvolta per circa un'ora anche dopo che era finito. E' chiaro che la dimensione in cui OA è arrivata insieme a Hap sia la near death experience di Scott, ma il solo fatto di aver pensato di utilizzare la nostra reale dimensione (anche se non coincide del tutto perché Brit Marling e Jason Isaacs non sono sposati) come setting per la prossima stagione è geniale, contorto e assolutamente intrigante. Quando ho sentito Jason Isaacs parlare col suo vero accento britannico ho avuto un momento di perdizione e non ci stavo più capendo niente. Netflix non ha ancora rinnovato The OA per la terza stagione ma io spero che lo facciano. Onestamente il mondo dello spettacolo ha bisogno di gente come Brit Marling e Zal Batmanglij che sanno dare vita a storie accattivanti ma allo stesso tempo profonde e intrise di significato che ci fanno sempre un po' riflettere sul senso dell'esistenza terrena.


venerdì 14 giugno 2019

Series Review: It's Bruno!

Spero che tutti abbiate visto questa fantastica mini serie Netflix chiamata It's Bruno! con tanto di punto esclamativo, perché il punto esclamativo ci vuole proprio. Composta da otto episodi di brevissima durata (il più lungo, che è l'ultimo, dura 20 minuti) è la creazione di Solvan "Slick" Naim, che nel telefilm interpreta il protagonista, Malcolm. E infatti quello che vediamo sullo schermo è proprio Bruno, il suo vero cane. L'idea per questa serie, a quanto pare, gli è nata proprio mentre faceva delle foto a Bruno e ha trovato che fosse molto buffo. E da lì la sua mente ha partorito poi lo script per questa serie.

Di cosa parla It's Bruno? Di un cane e del suo padrone. Che vanno in giro per Bushwick, quartiere di Brooklyn abitato per lo più da immigrati, e danno la caccia a temibili hipster che non raccolgono la cacca del loro cane, latinos che rapiscono cagnolini per soldi o per feticcio personale. Malcolm discute animatamente anche con il proprietario di un supermercato che non fa entrare Bruno nel negozio. Poi prova a far diventare Bruno una superstar facendogli fare una pubblicità ma gli andrà male. Insomma, sono tanti escamotage in realtà molto mondani, conditi però con un sacco di humor, situazioni avvincenti ma anche assurde, al limite del grottesco. Il tutto in 10 minuti di episodio.

Giuro che quando Malcolm se la fa con la tipa che sul più bello urla il nome del cane Bruno invece del suo, sono morta dalle risate. E anche quando Malcolm va a trovare i suoi due amici sfattoni e uno dei due si fa sempre montare la gamba dal suo cane per 'aiutarlo'. Giuro che mi scompiscio. Dal punto di vista tecnico, tra le altre cose, la serie è molto ben fatta. La regia ha anche alcuni momenti di virtuosismo e il montaggio è un altro degli elementi che rende il tutto più spassoso. E poi la sigla, pur essendo molto breve, è spettacolare. Non ho ancora trovato il file mp3 per scaricarla perché la voglio come suoneria di tutto. Insomma, se avete 10 minuti al giorno da perdere, guardatevi It's Bruno! e fatevi quattro risate.


mercoledì 22 maggio 2019

Series Review: Fleabag 2

Fleabag è una serie britannica scritta e interpretata da sua maestà, all hail, Phoebe Waller-Bridge. Se avete visto Solo - A Star Wars Story è colei che dà la voce a L3, il droide di Lando Calrissian. 
Io avevo già avuto modo di apprezzarla in Crashing, mini serie britannica che era su Netflix (non saprei dire se ci sia ancora), sempre da lei scritta e interpretata. Serie molto carina, sicuramente da recuperare se non l'avete vista.

Ma torniamo a noi. Di Fleabag è uscita da poco la seconda stagione, composta da sei episodi di circa 23 minuti ciascuno, che ritorna a raccontare le avventure della sua protagonista e della famiglia, ad un anno e poco più dopo la fine della prima stagione (che era uscita tre anni fa e che io avevo recuperato l'anno scorso). Della prima stagione avevo amato tutto: l'ambientazione, il personaggio di Fleabag, in tutti i suoi difetti, la confessione finale della sua spirale autodistruttiva dopo quello che ha fatto alla sua migliore amica Boo. La seconda stagione, che si apre dopo 371 giorni dai fatti della prima, senza che Fleabag abbia più rivisto né suo padre né sua sorella, vede la nostra protagonista in una condizione sicuramente migliore e più stabile. E infatti tutti un po' se ne stupiscono. 

Viene introdotto anche un nuovo personaggio: il prete che dovrà officiare il matrimonio tra il padre di Fleabag e la matrigna (sempre interpretata dall'esilarante Olivia Colman). Il prete (che non ha nome) è interpretato da Andrew Scott e diventerà l'interesse amoroso di Fleabag in questa stagione. Che è una scelta già di per sé piuttosto insolita, nonostante il prete sia molto giovane, divertente e diretto. Però è pur sempre un prete. E per questo Fleabag, nonostante abbia abbandonato il lato distruttivo di sé, cerca di approcciarlo in maniera abbastanza sottile per i suoi standard. Ci riesce ma qualcosa è cambiato in lei dalla prima stagione, per cui la vediamo alle prese con l'amore, quello vero, che va aldilà dell'attrazione fisica. Infatti, in una scena molto bella e a tratti piuttosto hot, Fleabag si confessa (letteralmente), mettendosi finalmente a nudo e distruggendo quel muro di apparente frivolezza che si è creata dietro il quale si nascondono tutte le sue insicurezze. Ed è grazie a quel momento di vulnerabilità che il prete si innamora realmente di lei. Anche perché è l'unico che riesce ad accorgersi dei suoi piccoli ma costanti momenti di 'distrazione' (che avvengono quando Fleabag parla direttamente al pubblico guardando direttamente l'obiettivo della videocamera).

Il finale è molto bittersweet, confesso di aver versato qualche lacrima. Ma è così ben recitato e così onesto che davvero non ci si può aspettare un happy ending, per cui non ci si rimane neanche troppo male. Non so se è stata doppiata in italiano ma, se ne avete la possibilità, guardatela assolutamente in lingua originale. In questa stagione
specialmente per sentire il divertente accento irlandese di Andrew Scott. Quando impreca fa morire dal ridere. 
Insomma, se amate le serie tv dirette, senza peli sulla lingua, con tante parolacce e situazioni grottesche non perdetevi Fleabag. All hail Phoebe Waller-Bridge.





venerdì 1 febbraio 2019

Series Review: YOU

Da qualche giorno ormai ho finito una breve serie originale Netflix che avevo iniziato un po' svogliatamente a guardare la sera prima di dormire (pessima scelta di orario, temo). Non perché sia horror e neanche particolarmente thriller. Ma perché parla di stalking, ossessione e spionaggio che CIA, spòstate. 
Sto parlando dell'ormai discussa YOU, che vede come attori protagonisti Penn Badgley e Elizabeth Leil. La serie è tratta da un romanzo, pubblicato nel 2014. Leggendo qua e là sull'internet mi pare di capire che a molti è piaciuta e ad altri ha fatto schifo, dividendo un po' il pubblico. Il mio giudizio è più positivo che negativo ma se proprio dovessi dare un voto da 1 a 10 starei sulla sufficienza e un mezzo punto in più.

La trama è molto semplice, in realtà: Joe è un trentenne che abita a New York e lavora in una bellissima libreria e sviluppa un'insana ossessione per Beck, che un giorno commette l'errore fatale di andare a comprare un libro da lui. Da quel giorno Joe la seguirà OVUNQUE, e intendo ovunque. 

Il tono di questo telefilm è sicuramente (e volutamente) grottesco: infatti, nonostante la premessa sia quella di un thriller, né la regia né la sceneggiatura vanno in quella direzione. Il fatto che Joe parli, per il 90% dello show, con la voce fuoricampo che esprime i suoi pensieri, ci rende il tutto molto meno spaventoso e con rari momenti di suspance. Il punto di vista è proprio quello del carnefice, ovvero di Joe e, solo per una breve parte di un episodio, viene usato quello di Beck, illudendoci di un cambio di prospettiva che, di fatto, non avviene. Usare il point of view di Joe è stato chiaramente rischioso per i produttori della serie perché molte persone hanno visto in questa scelta una sorta di volontà di redenzione del personaggio che, secondo me, non era per niente prevista e nemmeno voluta. Alla fine della serie, se siamo normali, Joe ci schiferà moltissimo e vorremmo che facesse una fine orribile, nonostante durante il corso delle dieci puntate, abbiamo potuto comprendere l'origine del suo comportamento malato. E dico comprendere e non giustificare. 

Dal punto di vista degli attori, per me, Penn Badgley ha fatto un ottimo lavoro. Con quell'aria così smunta e quello sguardo sempre un po' borderline tra il rassicurante e l'ossessionato, ha incarnato perfettamente un personaggio profondamente turbato psicologicamente che cerca di vivere nel mondo reale secondo le proprie regole che, ovviamente solo per lui, sono quelle giuste. Certo, non mancano anche momenti da face palm e alcuni risvolti assolutamente improbabili: un esempio su tutti è quando Paco, il ragazzino che ahimè ha Joe come mentore, lo saluta al momento del suo trasloco abbracciandolo e sorridendogli quando sicuramente sa cosa ha fatto alla povera Beck. 
Beck, parliamo un attimo di lei. Credo che anche col suo personaggio sia stato fatto un buon lavoro di rappresentazione: bella ma fragile, con un potenziale che fatica a far fuoriuscire, rappresenta esattamente ogni trentenne di questi tempi che 'danza' per il mondo facendosi trasportare dagli eventi. Questo non la rende debole, ma solo vulnerabile. E purtroppo questa sua vulnerabilità è ciò che la rende vittima perfetta di un sociopatico come Joe.

Penso di aver detto tutto quello che mi ero prefissata di dire. Voi l'avete vista YOU? Vi è piaciuta, vi ha lasciato indifferenti, vi ha fatto schifo? Dite, dite!


venerdì 11 gennaio 2019

Series Review: Le mie serie tv preferite di sempre

Ogni tanto mi prende la voglia di fare delle liste. In questo post farò un elenco delle mie dieci serie tv preferite di sempre. Quelli che vedete qui inseriti, sono i telefilm (ricominciamo ad usare questo termine ormai in disuso) che non mi stufo mai di vedere e rivedere. E intendo MAI. Quindi, ci sono tanti altri telefilm che mi piacciono, vecchi e nuovi, ma questi avranno per sempre un posto speciale nel mio cuore.

Una mamma per amica
In assoluto sta al primo posto nel mio cuore. Solo Dio e il mio ragazzo sanno quante volte all'anno riguardo Gilmore Girls, ed è una cifra vergognosa, al limite dell'ossessione. Ma è più forte di me, amo questa serie, amo tutti i personaggi, protagonisti e secondari, amo la vicenda, amo Stars Hollow e anche il fatto che, a volte, si scatenano tragedie per un nonnulla. Per me, una delle poche serie tv davvero evergreen che non smetterà mai di farmi sognare.



Friends
Confesso di aver guardato Friends per la prima volta nella sua interezza forse due anni fa, o addirittura l'anno scorso. Ma l'avrò già riguardato un milione di volte da allora. E' in assoluto una delle serie più spassose di sempre e quello che mi piace in particolare, oltre ad avere alcune situazioni al limite dell'inverosimile, è che si tratta di una comicità poco volgare. Soprattutto Phoebe, diosantissimo, è troppo spassosa nella sua ingenuità e assoluta onestà senza filtri.



New Girl
Ecco invece un telefilm piuttosto recente che mi è entrato subito nel cuore. Giuro che a volte vorrei anche io essere come Jess, anche se nelle sue avventure è piuttosto sfigata nonostante ci metta sempre il cuore. Ogni tanto riguardo tutta la serie, altre volte riguardo solo le puntate della seconda stagione in cui Nick si decide a fare il grande passo. In ogni caso, sono un ensemble talmente strano e spassoso di persone che mi fanno letteralmente scompisciare dalle risate.



Lost
Partiamo col dire che ho visto Lost quando era uscita su RaiDue e bisognava aspettare una settimana intera per vedere le puntate nuove. Due puntate alla settimana, e io immancabilmente sul divano a guardarlo con ansia e curiosità. Da allora poi l'ho rivisto più e più volte perché è una serie che contiene di tutto: fantascienza, dramma, romance, thriller e comicità (per lo più grazie al personaggio di Hurley). Lost per sempre nel cuore, e non voglio sentire lamentele sul finale della serie! E' stato perfetto.



Malcolm in the middle
Questo è uno di quei telefilm che mio padre registrava e che guardavamo insieme la sera, nonostante a mia mamma non sia mai piaciuto. E' spassosissimo, irriverente e a tratti molto scorretto politically speaking. Ma ogni puntata è talmente assurda e ridicola che non gli si può resistere. Ecco, vorrei che lo rifacessero ogni tanto in tv o che lo acquisissero Netflix o Amazon per poterlo rivedere all'infinito! Bryan Cranston prima di diventare Walter White era già fuori come un balcone anche all'epoca di Malcolm!


The O.C.
Californiaaaaaaaaaaaa here we cooooooooooooooooooome! Che anno era quando è uscito The O.C.? Datemi un secondo che lo googlo. In Italia nel 2004, dice Wikipedia. Mi ricordo ancora di come fosse diventato uno di quei telefilm che tuuuuutti a scuola e nella cerchia di amiche guardavano e di come tutte (e dico tutte) fossimo innamorate di Seth Cohen. E' una serie evergreen ormai, con i suoi colpi di scena che neanche Beautiful, le tragedie, le morti improvvise ma anche la comicità con cui Seth e Summer erano capaci di contagiare tutti. Il manifesto dei primi anni Duemila. Ah, la nostalgia.



E.R.
Trovatemi una serie televisiva medica più bella di E.R. con le sue quindici stagioni. Non esiste. E' realistica, variegata, reale, cruda. Ha portato sullo schermo alcuni dei personaggi che si ricordano come se fossero stati nostri amici nella vita reale: il dottor Greene (piango ancora ripensando alla sua morte), il dottor Ross (all hail George Clooney), Kovac, l'infermiera Abby, il dottor Carter (vi ricordate tutta la trama incentrata su di lui ambientata in Darfur?), Pratt (mannaggia piango ancora ripensando alla fine che fa). E ricordatevi sempre della puntata della prima stagione che girò Quentin Tarantino, Maternità. Anche lui grande fan di E.R., medici in prima linea. L'unico telefilm medico bello, se chiedete a me.



Game of thrones
So che è una serie ancora in produzione (anche se il 2019 ne segnerà ahimè la fine) ma mi piace troppo. Specialmente le prime tre stagioni, mi fanno impazzire, le riguarderei in loop. I motivi sono tanti: è fantasy, è cruda, è recitata molto bene, pullula di fighi pazzeschi (Kit Harington, Richard Madden, Jason Momoa per nominarne alcuni) e ci sono tanti colpi di scena. E pensare che ho aspettato tantissimo per iniziare a guardarla. Ma poi ho recuperato in fretta. E lo so che la stagione settima è stata un po' frettolosa ma attendo con ansia di sapere come tutto finirà e sento già in lontananza le risate del panzone G.R.R. Martin che siede sopra il suo manoscritto che conclude la saga che mai pubblicherà.



Mozart in the jungle
A quanto pare hanno deciso di farla finire con la stagione quattro, uscita a febbraio di quest'anno (non l'ho presa molto bene, peggio di una delusione amorosa). Sono mooooolto triste per il fatto che non sia stata rinnovata ma posso sempre consolarmi guardandola e riguardandola un milione di volte. Hai-lai e Rodrigo per sempre nel cuore, non esiste coppia fittizia più bella di loro. E soprattutto non esiste un'altra serie con questo tipo di fascino, leggerezza, leggiadria, naturalezza, musicalità e nonchalance.



Desperate Housewives
Quanto è stata epica al momento della sua uscita, questa serie? Molto, ve lo dico io. Seguire le vicende, avventure e sventure (tante) delle desperate houswives residenti a Wisteria Lane è stato un rollercoaster di emozioni, risate e pianti. Assolutamente improbabile a tratti, ma in altri molto relatable, questa serie è entrata nella storia grazie alla varietà delle sue protagoniste: Gabrielle Solis (adoro), Brie VanDeCamp (la bitch repubblicana più tosta della storia), Linette Scavo (una donna con gli attributi), Susan Delfino (una sfigata pazzesca).


Sapete quello che dovete fare, ditemi le vostre scelte per le serie del cuore! <3

mercoledì 19 aprile 2017

Series Review: Dirk Gently's Holistic Detective Agency

Heya, people of the interweb. In questa fredda giornata di sole volevo brevemente parlarvi di una serie Netflix che ho finito di vedere poco tempo fa. E che mi è piaciuta molto, altrimenti non starei neanche qui a parlarvene. Come il titolo anticipa, si tratta di Dirk Gently's Holistic Detective Agency. 

Questa serie è tratta dai libri di Douglas Adams e già tempo addietro la BBC ne fece una serie. Ora, io non ho mai letto niente di Adams, e non so quanto questo prodotto Netflix sia fedele ai romanzi. Quello che sicuramente ne viene fuori è un prodotto molto, molto strano. Che poi, non è tanto più strano dell'ultima serie tv che ho visto con protagonista Elijah Wood, Wilfred. Insomma, il buon vecchio Elijah ci sguazza nei ruoli bizzarri.

Ma torniamo a noi. Questa a grandi linee è la trama: Dirk Gently è un ragazzo inglese che si ritrova a Seattle per risolvere uno strano caso di omicidio e di scomparsa di una ragazzina. Dirk non è un detective nel vero senso della parola, perchè non raccoglie prove e non segue indizi precisi. Dice che tutto nell'universo è interconnesso per cui lui si troverà sempre nel posto giusto al momento giusto. Todd, un trentenne praticamente nulla facente, si ritrova ad essere il suo riluttante assistente. Insieme (e con l'aiuto di altri personaggi) risolveranno entrambi i casi.

Devo dirvi la verità, non è stato facile seguire l'intricata trama e in certi momenti non sono sicura di aver capito come Dirk e Todd siano riusciti a risolvere il caso (specialmente quando iniziano a viaggiare nel tempo). Però per quanto questo sia un prodotto essenzialmente fantascientifico, quello che veramente è essenziale sono i rapporti tra i personaggi e lo humour. Dirk Gently è un personaggio estremamente spassoso, un po' imbranato ma assolutamente adorabile. E la scelta di farlo interpretare a Samuel Barnett è azzeccatissima.

Todd è invece a volte irritante perchè pian piano che la trama si infittisce capiamo che il suo vittimismo è falso e ingiustificato. Anche in questo caso, Elijah Wood ha fatto un ottimo lavoro. Sinceramente non ho trovato nessun personaggio antipatico, per quanto buono o cattivo, e ho riso tantissimo. Penso che l'ideatore e scrittore Max Landis abbia fatto davvero un ottimo lavoro.

Alla fine di questa rocambolesca avventura posso dirvi che non vedo l'ora che esca la seconda serie, perchè Dirk Gently's Holistic Detective Agency mi ha fatto ridere, emozionare e soprattutto mi ha trasportata per 8 puntate in un mondo nuovo.





sabato 28 gennaio 2017

Series Review: The Night Of

Cavalcando l'onda della mia recente ossessione per Riz Ahmed, ho recuperato la miniserie HBO The Night Of, composta da 8 puntate della durata di circa un'ora ciascuna. La trama è più o meno questa: Naz, un ragazzo 22enne di famiglia pakistana, passa una notte tra droga e alcol con Andrea, una ricca ragazza newyorkese. Dopo aver fatto sesso, Naz si sveglia e trova la ragazza morta accoltellata. Dopo il suo arresto, verrà aiutato da uno sgangherato avvocato interpretato dal mitico John Turturro.

Sicuramente quella raccontata in questa miniserie non è una storia nuova: lo stesso John Turturro nel film Barton Finks si risvegliava dopo una notte di sesso in hotel con la donna morta nel letto. E' successo a Richard Gere ne L'angolo rosso. E ci saranno certamente molti altri esempi che ora non mi vengono in mente. Però, The Night Of, non si concentra solo sulla trama: l'escamotage dell'omicidio serve per mostrare molti altri temi.

Uno di questi è il tema razziale, che incide fortemente non solo sulla vita del povero Naz ma anche su quella dei suoi genitori e di tutto il quartiere dove abitano. Inoltre una delle questioni che questa storia ci pone davanti è: quanto può rimanere buono un bravo ragazzo costretto a sopravvivere in prigione accusato di un gravissimo reato che non ha commesso? E ancora: quanto un bravo ragazzo è veramente bravo? Conosciamo veramente i nostri figli? 

Il tutto è condito dalle strabilianti interpretazioni degli attori protagonisti: John Turturro, una garanzia, e Riz Ahmed sono assolutamente fantastici. Specialmente Turturro, nell'interpretazione dello sfigatissimo avvocato in preda a rash cutanei orribili, nelle difficoltà di comunicazione col figlio, nella costante ricerca di un po' di amore. Riz Ahmed è riuscito invece nel difficile compito di interpretare il cambiamento di un ragazzo: da giovane inesperto, nerd e un po' outsider diventa presto un detenuto di punta all'interno del carcere, cercando di sopravvivere tra droghe, tatuaggi orripilanti e un cameratismo tutt'altro che simpatico.

The Night Of mi è piaciuta molto. Penso sia riuscita a mettere sullo schermo uno spaccato di vita che purtroppo troppo spesso succede, specialmente nelle grandi metropoli multiculturali, dove chi viene accusato anche ingiustamente di un crimine è destinato a portarne la croce per l'intera comunità che rappresenta. Direi attualissimo. Da vedere. E non solo per gli occhioni neri da cerbiatto di Riz Ahmed.


martedì 15 marzo 2016

Series Review: LOVE

Ohibò sono quasi due mesi che non recensisco nulla sul blog, nonostante abbia guardato un sacco di cose. E debbo ringraziare Netflix di esistere ed è infatti di un prodotto di Netflix che volevo brevemente parlare: mi riferisco a Love, serie di 10 episodi creata, tra gli altri, dal buon vecchio Judd Apatow.

L'ho aggiunta alla lista delle cose da vedere così tanto per fare, come faccio molto spesso. Però un giorno durante la mia pausa pranzo ho visto il Pilot e da lì non vedevo l'ora di tornare a casa dal lavoro per potermi sparare altre puntate. Quello che mi ha salvato dal bing-watching è stato proprio il lavoro, altrimenti l'avrei guardata in un giorno. Sono solo 10 puntate da circa 30 minuti l'una.

Questa serie di Netflix è schietta, diretta e presa direttamente dalla vita di due protagonisti che potrebbero essere un po' tutti noi (se vivessimo a Los Angeles, ovviamente) le cui vite si incrociano casualmente. Gus è il protagonista maschile ed è un ragazzo gentile e carino ma, non appena impariamo a conoscerlo meglio, capiamo che anche lui possiede un lato oscuro (infatti, oltre a mandare a puttane il suo lavoro, lo vediamo anche capace di tradire).

La protagonista femminile invece è Mickey, una ragazza bellissima quanto incasinata. Dipendente da varie sostanze, tra cui alcol e sigarette (anche modificate), e dal sesso Mickey si rivela essere una ragazza insicura e alla costante ricerca di affetto. Infatti, se all'inizio sembra la tipica ragazza sicura di sè che non ha bisogno dell'aiuto di nessun altro per riuscire a vivere soddisfatta, alla fine della serie la vediamo per quello che è: una ragazza sola che cerca solo di essere amata e fa di tutto per non sentirsi sola (tra cui cose di cui poi si pentirà).

Love, però, è molto più di una semplice serie romantica su due persone che si conoscono, si piacciono e cercano di trovare un equilibrio insieme: è uno spaccato molto divertente sul mondo un po' perverso di Hollywood e degli studios di produzione, è un ritratto molto onesto della città di Los Angeles, di cui vediamo soprattutto le zone più periferiche e sconosciute, ed è soprattutto una serie poco pretenziosa. Entra dentro la vita di Gus e Mickey e, nonostante metta in risalto i loro difetti, grazie alla sua brutale onestà non ho potuto che amarla.


lunedì 21 settembre 2015

Series Review: Mozart in the jungle

Ho trovato il mio telefilm preferito di sempre. Non riesco a dirvi quanto mi sia innamorata di Mozart in the jungle. Lo ADORO, lo AMO, è bellissimo. E' talmente bello che non riesco a capacitarmene.
Dovete sapere che la musica classica è il mio grande amore, se tornassi indietro e se fossi mia madre, mi iscriverei al conservatorio in età molto prematura. Suonare in un'orchestra, anche di merda, sarebbe un sogno. Ma va beh, sentimentalismi a parte.

Cosa non è questo telefilm?! C'è tutto: commedia, dramma, comicità, romance, sesso. E' un perfetto cocktail di una sceneggiatura geniale (anzi, un adattamento geniale), di personaggi ben definiti, di attori fantastici e di musica perfetta. Non c'è niente di meglio della musica classica. Come non c'è niente di meglio di Gael Garcia Bernal. Non c'è. In quel piccolo uomo è racchiuso un immenso talento, e anche qui ce lo dimostra. Attore fantastico, poliglotta e poliedrico, è riuscito a dar vita al personaggio di Rodrigo ed è impossibile non innamorarsene.

E come non si potrebbe amare la protagonista Hailey, così normale da identificarsi con chiunque di noi giovini speranzosi di poter vivere delle nostre passioni. Solo che lei giustamente si fa il culo e arriva a chiedersi se l'impegno che ci sta mettendo per raggiungere il suo obiettivo, ovvero di suonare nella New York Philarmonic, sia davvero a portata di mano con un po' di fatica oppure no. E all'ultima puntata scopriamo che con il dovuto aiuto e supporto, Hailey ce l'ha fatta. Però anche io vorrei essere limonata da Gael Garcia Bernal. Con quel tipo di incoraggiamento penso di poter raggiungere tutti gli obiettivi che mi sono prefissata.




sabato 19 aprile 2014

Series Review: The Walking Dead "A"

Ce l'ho fatta! Sono riuscita a vedere finalmente l'ultimo episodio della quarta serie di The Walking Dead. Inutile dire che ci saranno spoiler, quindi se non l'avete ancora vista via di qua!

Questa quarta serie è stata alquanto altalenante, è partita lenta (vita amena alla prigione), poi ci sono stati momenti di tensione (epidemia di febbre), poi di nuovo lenta (il governatore e la sua nuova gang), poi uno scontro epico (governatore vs Rick e la banda della prigione), poi super lenta (storie on the road dei protagonisti ora divisi) e poi BOOM. Il finale.

L'ultimo episodio finalmente si concentra sul nostro eroe Rick che, con suo figlio Carl e la super figa Michonne hanno quasi raggiunto Terminus e sono allo stremo delle forze. Mentre sono lì in strada che si gustano un succulento coniglio, vengono sorpresi dalla banda a cui si è aggregato Daryl. E, insomma, i vecchi pazzoidi vorrebbero tanto uccidere Rick perchè lui tempo prima aveva strangolato il loro amico. Ma Rick, con la sua faccia da tontolone, non ha proprio intenzione di farsi inchiappettare da questi, e soprattutto non vuole che gli inchiappettino il figlio. Quindi, con uno scatto adrenalinico ribalta la situazione (come se fossi uno zombie morde nel collo Joe aprendogli la giugulare) e insieme a Michonne e Daryl uccide finalmente sta banda di stronzi. E si accanisce particolarmente sul pazzoide che voleva inchiappettarsi Carl infilandogli il coltello circa 150 volte ovunque.

E, per farla breve, arrivano a Terminus entrando dal retro perchè sono già sospettosi dall'inizio. Mica come Glenn, Maggie e gli altri che sono entrati tranquilli senza avere dubbi di alcun tipo. Cioè esattamente ciò che avrei fatto io, anche se in un ipotetico mondo apocalittico invaso dagli zombie io sarei decisamente la prima a essere morsa su tutto il pianeta terra. In ogni caso, Rick è moooooolto sospettoso e si aggira furtivo come un gatto. E, insomma, fa bene a essere sospettoso. Questi qui di Terminus sembrano tutti figli dei fiori che vogliono aiutare il prossimo ma non è mica vero. L'episodio finisce con Rick, Michonne, Carl, Daryl che entrano in un vagone merci proprio come i poveri ebrei durante la seconda guerra mondiale. E dentro chi ti ci trovano? Glenn, Maggie, Tara e tutti gli altri della banda di cui non ricorderò mai i nomi.

L'episodio finisce con una frase pronunciata da Rick, chiaramente copiata da Machete: "Hanno fatto incazzare il messicano le persone sbagliate!" 

Capito, te? Finiscono la quarta serie con una citazione da Machete. Chiamali scemi. Speriamo che questa prossima quinta serie sia dunque molto combattuta, che ci siano meno episodi "di stallo" e che i colpi di scena siano tanti. Per me questo telefilm potrebbe anche andare avanti all'infinito come Beautiful, non credo che mi stuferei mai di guardarlo.


lunedì 27 gennaio 2014

Series Review: Homeland, The Walking Dead, Doctor Who, 2 Broke Girls e New Girl

Buonasera ragazzi. Domani mattina ho un colloquio di lavoro e invece di pensare a cosa inventarmi per rendermi più interessante, sto pensando alle serie tv. Se mi facessero un colloquio sulle mie serie tv preferite sarei preparatissima, e invece. Così, in questo momento delicato, ho deciso di fare un post sui telefilm che guardo in questo periodo.
Stavo effettivamente pensando che molte serie che amo sono finite forever and ever more. Lost, E.R., Gilmore Girls, Dexter, Malcolm in the middle, Desperate Housewives. Bei tempi. Ma non tutto è perduto, il panorama delle serie tv è infinito e interessante. Cercherò di mettere questi telefilm in una sorta di classifica di preferenza personale. Ci provo.

1. HOMELAND 
Oi, è il mio preferito. Potrei guardare tutte e tre le serie una dietro l'altra e non stancarmi. Se questo telefilm era già partito bene con la prima serie, con la seconda e la terza ha raggiunto livelli di epicità epocali. Anche se, anche se, anche se. Volendo la terza stagione poteva essere tranquillamente l'ultima. Più che altro spero che questa quarta stagione non sia una delusione, sarebbe veramente un colpo basso.



2. THE WALKING DEAD
Questo sì che è il mio telefilm-droga. Appena esce la puntata in streaming la devo vedere. A parte il fatto che amo tutto ciò che riguarda zombies e apocalisse. Però questo telefilm racchiude così tanti elementi e sfaccettature diverse..è impossibile non innamorarsene. C'è lo splatter, c'è l'azione, c'è la suspense, c'è tutto. Però odio tantissimo quando interrompono la serie a metà e se ne vanno in vacanza per due mesi, eccheppalle.



3. DOCTOR WHO
Potrebbe stare tranquillamente al primo posto, ma per mancanza di tempo non sono ancora riuscita a mettermi al passo e ho solo di recente iniziato la quinta stagione, con l'undicesimo dottore interpretato da Matt Smith. Un po' mi devo ancora riprendere dal trauma del cambio Dottore, del cambio sigla (perchè, oh perchè?), dal cambio del font dei titoli di testa. Però debbo dire che per ora mi piace. Anche se, anche se, anche se. Mi mancano così tanto le prime due serie. Christopher Eccleston e Billie Piper forever in my heart.



4. 2 BROKE GIRL$
E' la mia sitcom preferita in assoluto. E' l'unica che mi fa ridere SEMPRE. Ma veramente. Lo so che non è tra le sitcom migliori della terra, me ne accorgo che certi personaggi vengono tirati fuori a cazzo e poi abbandonati, che ci sono alcune incongruenze ecc... Ma chissenefrega. E' talmente spassoso che questi "errori" non si vedono neanche. Kat Dennings e Beth Behrs formano una coppia che manco Terrence Hill e Bud Spencer. Poi ogni volta che parla Sophie, il personaggio interpretato da Jennifer Coolidge. Io mi piscio sotto dal ridere.



5. NEW GIRL
New Girl è un telefilm molto ben fatto e molto ben pensato. Molto ben recitato. E fino alla seconda stagione era quasi una droga per me. Poi la tensione che continuava a crescere tra Jess e Nick. E' stata a dir poco tangibile, sfido chiunque abbia seguito la serie a dire il contrario. Però a me questa terza serie non sta piacendo tantissimo, e non mi era piaciuto neanche l'ultimo episodio della seconda stagione. Non so, sembra quasi che non ci siano più le idee sceme e sbalorditive delle prime due stagioni. Boh. Il ritorno di Coach, poi. Per ora è alquanto inutile. Ma ci pensano sempre Schmidt e Winston a ravvivare la situazione.



Basta, non ho il tempo materiale di seguirne altre in modo ossessivo. A rigor di onestà, debbo ammettere che è da qualche tempo che ho iniziato a vedere X-Files. Sì, sì, lo so. Non l'avevo mai visto. Mi ricordo che quando ero una piccola bambina, mio padre e mia sorella lo guardavano sempre in tv ma mia madre mi diceva di non guardare. Ero troppo piccola e impressionabile. Ero anche molto diligente. E quindi sto recuperando ora. Inoltre ho iniziato anche un'altra serie, anche se per ora non so dirvi se sia meritevole o meno, ne ho visti solo quattro episodi. Sto parlando di Under the dome, tratto dal libro del mio odiato Stephen King. Per ora mi sembra carino. Carino.

Buonanotte gente!


domenica 3 novembre 2013

Series Review: Dexter

Ragazzi debbo assolutamente scrivere qualcosa riguardo alla fine di Dexter. Per cui siete avvisati o voi che ancora non avete visto l'ottava e ultima stagione. Non leggete oltre e lasciate pure ogni speranza (quando la guarderete poi potrete capire).

Sfido chiunque a dire che gli è piaciuto il finale di Dexter. Non esiste quel chiunque. A nessuno è piaciuta l'ultima puntata, a pochi addirittura l'intera ottava serie. A me l'ultima stagione stava pure piacendo a dir la verità. Insomma, stava seguendo l'andatura naturale dei fatti, più o meno. Cercherò di andare in ordine.

1. La quasi tossicodipendenza di Debra. Ci stava, assolutamente. Direi che era il minimo, dopo aver ucciso a sangue freddo LaGuerta. E ovviamente, pentendosene amaramente. Sì, Debra avrebbe voluto uccidere Dexter, ma non si può cambiare il passato e non riuscendo a convivere con ciò che ha fatto, decide di affogare i suoi problemi in un mix di: alcol, droghe, investigazioni private per Elway che includono anche fare sesso con i presunti colpevoli.

2. Batista che rimane a capo del dipartimento. E anche questo ci sta assolutamente. Chiaro, dopo aver perso la sua ex-moglie è quasi naturale che non abbia voglia di servire patatine e margarita a tutti quanti ma preferisce rivendicare la morte della ex consorte. Ci sta.

3. The brain surgeon. A me è piaciuto un saccone il nuovo assassino. Perchè? Beh, cavolo, tagliava il cervello come se fosse del polpo fresco. Chiamalo ordinario. Ci stava moltissimo.

4. La Dott.ssa Evelyn Vogel. Diciamo che anche lei (per forza di cose) ci sta. Senza di lei non ci sarebbe alcun Brain Surgeon. Anche se anche se anche se, io ve lo devo proprio dire, il fatto che lei conoscesse Harry così intimamente, e che l'avesse aiutato a dare il codice a Dexter, proprio è forzato.

5. Zack Hamilton. No? No. Per me è stato un personaggio assolutamente marginale, inutile e in ogni caso troppo passeggero. Cosa sarà durato? Due puntate? Insomma, se voleva essere l'allievo di Dexter poteva anche durare un po' di più. Invece è stato proprio inutile. Non ci sta.

6. Il ritorno galoppante di Hannah McKay. Per me, ragazzi, non c'entrava proprio una pippa. Uno, perchè Dexter dopo averla lasciata in prigione sembrava se la fosse proprio dimenticata. Due, perchè, dai, è proprio impossibile che questa sia scappata di prigione e si sia sposata con l'altro e poi rimane a Miami e nessuno la riconosce. Cioè, se non sbaglio, nella serie precedente era un fenomeno mediatico. Ma va beh. Questa se ne va ancora in giro bella, coi suoi capelli biondi (una tinta no?) e nessuno se la caga. A dir poco strano. Per me non ci stava, è stata una cosa super forzata all'ennesima potenza.

7. L'assassinio spietato della dott.ssa Vogel. Cazzo, quella sì che è stata una bella scena. Dexter, impotente, che guarda Saxon (=brain surgeon) tagliare la gola in un secondo netto alla povera (e un po' cogliona, scusate) dottoressa è stato proprio l'highlight della stagione. Ci stava sì.

8. Deb che ospita Hannah McKay. Scusate proprio, ma pure questa è una forzatura bella e buona. Alla fine, tutta la situazione Hannah-Deb è anche rappresentata bene. Ma era proprio poco credibile. Ci stava nì.

9. Argentina. Ok, ok. Se accettiamo il ritorno di Hannah McKay, l'immagine idilliaca dell'Argentina e della vita perfetta tra Hannah, Harrison e Dexter ci poteva anche stare. E comunque era troppo bella per essere vera. Ma ci poteva stare.

10. Dexter che non uccide Saxon. MA PER FAVORE. Ma quando mai. Dexter è uno che ha anche ammazzato gente innocente e ora non uccide Saxon perchè vuole che sia lo stato della Florida a condannarlo?! MA FATEMI IL PIACERE. Se non è una forzatura per il finale questa, allora non so cosa lo sia. Non ci stava neanche in una galassia parallela.

E ora arriviamo alla puntata finale. Che io ho personalmente molto odiato. Perchè? Per prima cosa, Deb era proprio l'ultimo personaggio a dover morire. E poi che morte del cazzo, scusatemi. Prima si risveglia, tutta tranquilla, il futuro insieme a Joey, andare a trovare Dex ogni tanto in Argentina e tutti felici e contenti. Poi il coma irreversibile. Maddai. No. L'unica cosa che mi è piaciuta è il modo in cui Hannah sembrasse fottuta da Elway e invece è lei a fotterlo alla grande. E ben ti sta.

Ultime scene: Dexter che sparisce nell'occhio del ciclone a bordo della sua inseparabile barca Slice of life, ritrovano i pezzi della barca e lo danno per disperso. Più che altro per morto. Hannah legge la notizia in Argentina sul suo tablet e, piangendo, dice a Harrison che il suo papà arriverà molto presto(!). E poi la puntata si chiude con Dexter barbuto che smista il pesce in Groenlandia o chissà dove. Guarda l'obiettivo della telecamera per 5 secondi e poi BOOM. Fine. Per sempre.



Adesso, io non so voi, ma a me non sembra un degno finale per una serie di successo come Dexter. Certo, aveva avuto cali di stile in qua e là (vedi: quinta stagione) ma per il resto era sempre rimasta ad un certo livello. Livello che proprio è andato a quel paese con l'ultima puntata. E lo so che il finale previsto non era quello ma che è stato forzato da Showtime. Però, scusatemi, sticazzi. Fatemi sapere le vostre impressioni, o voi amanti di Dexter!


sabato 19 marzo 2011

Series Review

Urca urca tirulero, una novità nel mio blog! Parliamo di serie tv. Telefilm, sì sì avete capito bene. E la serie in questione di cui vi voglio brevemente parlare è Invasion. Serie tv americana, composta da una sola stagione, ventidue puntate in totale e, nel suo piccolo, un assoluto capolavoro sci-fi.

Trama. In una piccola cittadina della Florida, precisamente nelle paludi delle Everglades, durante un tornado piovono luci che vanno a finire nell'acqua. Queste "luci" prendono chiunque entri nell'acqua e lo restituiscono integro dopo un paio di giorni. Integro, ma non uguale.

E' una delle mie serie preferite in assoluto, perchè ogni puntata sembra un mediometraggio sci-fi che potrebbe benissimo stare a sè. Interpreti favolosi, in primis William Fichtner (poliedrico e versatile attore che stupisce sempre) e storia che prende dalla prima all'ultima puntata, con sempre nuovi misteri da scoprire. E alla fine risulta essere un bellissimo racconto sulla diversità, sull'appartenenza ad una specie (in questo caso il genere umano) e sui rapporti famigliari. Ma anche sul bisogno disperato di una guida, di una persona "forte" che ci indichi la via (sia questo un qualsiasi dio o un semplice sceriffo, o addirittura un padre di famiglia).

Inoltre credo che la serie avrebbe dovuto continuare per più di una serie, ma poi per una serie di problemi, si sono fermati alla prima. Che ci lascia letteralmente a bocca aperta grazie al mega finalone epico aperto. Questo telefilm è un crescendo di suspense, azione e riflessione. E' girato da dio, le scenografie spettacolari e, nonostante sia sci.fi, gli effetti speciali vengono utilizzati con parsimonia solo quando è strettamente necessario. C'è più la concezione del non mostrare direttamente il nemico che, effettivamente, non ci viene mostrato per intero se non nell'ultimissima puntata, negli ultimi minuti. Geniale.

Beh insomma, guardatelo. Ne vale la pena. In Italia è stato trasmesso da Canale5 nel 2006 credo. Io l'avevo vista alla sua uscita, ma l'avevo un po' dimenticato. E quando l'ho ripreso in mano ho pensato: "Wow, questo è un piccolo gioiello, come ho fatto a scordarmelo?" . Insomma. Se non avete un cazzo da fare e amate la fantascienza, guardatevi Invasion.