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venerdì 24 maggio 2019

Film Review: Paterson

Cosa succede quando un film rappresenta la vita quotidiana e ripetitiva di un uomo normale, con un lavoro ancor più normale, come l'autista di autobus? Forse per alcuni sarà noioso, ma Jim Jarmusch con Paterson dimostra che può essere poetico. 



La poesia si nasconde ovunque, scaturisce dal più insignificante oggetto (come un fiammifero) e assume diverse forme: quella classica, scritta, come Paterson ci mostra durante tutto il film, ma anche quella che si palesa come espressione artistica dinamica, che trova sempre nuovi stimoli, come invece rappresentato dalla moglie Laura. Sono una coppia strana, Paterson e Laura: lui va al lavoro tutti i giorni eseguendo sempre le stesse, ripetitive azioni mentre lei sta a casa a fare una miriade di cose creative: dipinge (muri, vestiti, quadri), cucina, impara a suonare la chitarra, canta. Una coppia in realtà normale, ma composta da due persone a loro modo peculiari. Paterson passa ogni momento libero a scrivere poesie, ispirato dal luogo in cui vive che ha ospitato negli anni importanti personaggi, tra cui anche il grande poeta William Carlos Williams. Paterson e Laura sono una coppia giovane, che capisce l'importanza di sostenersi a vicenda non solo nella faccende quotidiana ma, soprattutto, negli interessi individuali. 


C'è poesia in ogni scena, in Paterson. Ma non solo: c'è anche tanto amore. Nei piccoli gesti quotidiani: Paterson che ogni mattina appena sveglio bacia con dolcezza la moglie, lei che ogni giorno gli prepara un pranzo molto personalizzato, lui che immancabilmente porta fuori il cane nonostante non si stiano simpatici a vicenda, lei che cerca di rendere fiero il marito con ogni suo sforzo creativo e lo incita a pubblicare le sue poesie. 


Prima ho menzionato gli interessi individuali della coppia. Penso che questo elemento sia rappresentato al meglio nel film: Paterson e Laura rimangono individui nella loro quotidianità (lui va sempre al solito bar la sera), lei rimane a casa a coltivare con passione ogni sua idea creativa. Sono individui nei loro piccoli rituali, non perdono loro stessi nella coppia, annullandosi. Coesistono con le loro rispettive personalità insieme, trovando un loro equilibrio. E, credo che, alla fine, la vera poesia risieda proprio qui. 







sabato 26 maggio 2018

Film Review: Dogman

Ieri sera ho deciso che era un buon momento per andare al cinema in solitaria a vedere Dogman, di Matteo Garrone. Sono sempre stata molto esterofila nei miei gusti cinematografici, ma ultimamente la mia anima ha sete di cinema italiano. Tutto è in realtà cominciato una sera di qualche mese fa: ero ammalata, non riuscivo a dormire e ho guardato su Rai Movie un film di Francesca Archibugi, Il nome del figlio. So che è il remake di un film francese ma mi è piaciuto davvero molto. E ho iniziato a chiedere a me stessa la ragione per cui non guardo più spesso film italiani. Non ho trovato risposta. Sarà che è da quando ho quattordici anni che studio intensamente le lingue straniere e per impararle meglio guardo cose in lingua originale, sarà che tutto ciò che viene fatto altrove sembra sempre avere un fascino maggiore.. non lo so. Fatto sta che ora voglio recuperare molto del cinema nostrano perché sono molto indietro e terribilmente ignorante a riguardo.

Tutto questo preambolo per dire che io di Garrone non ho mai visto niente: neanche Gomorra o Tale of Tales. Nada. Ma Dogman mi aveva già attirata dal trailer e poi quando ho visto Marcello Fonte che ha vinto il premio come miglior attore a Cannes e la genuinità del suo discorso...non ho potuto fare a meno di recuperarlo al cinema.

Vado al cinema senza leggere trama né sapere niente del fatto di cronaca a cui Dogman è liberamente ispirato. E con gli occhi lucidi esco dalla sala uccisa nei sentimenti.

Dogman è un film sulla desolazione, sul senso di impotenza, sul sentirsi piccoli all'interno del mondo in cui si vive. E queste sensazioni ti rimangono addosso perché Marcello Fonte non sembra nemmeno un attore. E' talmente genuino nella sua interpretazione che manca quel distacco emozionale che normalmente c'è nei confronti di un personaggio tutt'altro che perfetto. Il protagonista Marcello non è né un eroe né un antieroe. E' una persona normale che subisce la violenza psicologica di Simone e non riesce a trovare un modo per liberarsi da questa sorta di Sindrome di Stoccolma che lo lega a lui. La scena in cui Marcello è dalla polizia che lo intima di firmare la dichiarazione che gli permette di non andare in prigione è una delle scene più strazianti di tutto il film. Cruda, diretta, semplice ma potente. Negli occhi di Marcello si legge ogni suo pensiero senza che nessuna parola venga detta. Noi lo capiamo ma al contempo vorremmo dirgli: "Marcé, ripigliati! Non fare il coglione!". Noi non lo possiamo amare come lo ama sua figlia ma non lo riusciamo neanche ad odiare perché Marcello non è cattivo o codardo, è solo impotente nei confronti di una figura che lo usa soprattutto dal punto di vista emotivo per i suoi beceri scopi. Vuole solo essere amato.

Il luogo in cui è ambientato ha il potere di immergere il film in una dimensione tutta sua, che sta in equilibrio tra la distopia e la realtà. Alla fine Marcello vuole solo far vedere ai suoi la sua grande opera, sperando così di riconquistare la loro fiducia e la loro amicizia e quando sembra tanto così dal riuscirci scopriamo che, ancora una volta, è da solo. Da solo nel dolore, da solo nella riuscita di un piano che stava per fallire, da solo nel senso di liberazione. Da solo come un cane. Anzi no, da solo con il suo cane, il suo "amore!"



martedì 7 marzo 2017

Film review: La mia sui film candidati all'Oscar

Buongiorno a tutti, avevo iniziato questo post molto prima della fatidica notte degli Oscar ma poi, come succede, ho avuto troppo da fare e ho rimandato la visione di alcuni film a dopo la notte della premiazione. Sono riuscita per la prima volta a guardare live la serata ma mi sono persa il momento più clou dello show. Dopo che hanno detto che il miglior film era La La Land, con un sonoro "Ma va a cagare" ho spento la TV perchè, porca miseria, erano le 6.10 e non ce la facevo più. Questa è la prima parte, mi mancano da vedere ancora tre dei film che erano candidati all'Oscar per migliore pellicola. 

La La Land: onestamente l'ho trovato carino, ma non ho gridato e non penso griderò al capolavoro. Non ho mai trovato i musical troppo interessanti, specialmente quelli più "classici" in cui da un momento all'altro uno dei personaggi si mette a cantare e ballare e non si capisce come venga giustificato quello stacco all'interno della narrazione. So che non è strettamente necessario giustificarlo, ma mi irrita non poco. O si fa tutto credibile o non lo si fa a metà. Questa è la ragione per cui non amo i musical. Certo, so che Damien Chazelle aveva proprio in mente di trasportare il tipico musical dell'epoca d'oro di Hollywood in tempi contemporanei ma a me proprio ha lasciato una sensazione di anacronismo non indifferente. Detto ciò, il film è girato bene, recitato bene, la theme song è molto carina (solo quella). Ma io ho apprezzato mooolto di più il suo Whiplash. Sorry. 7/10





Hacksaw Ridge: E' un film che si divide in maniera molto netta in due, la prima parte è un romance ambientato nel sud degli Stati Uniti che ci presenta il protagonista per quello che è: un ragazzo semplice (nel senso più basilare del termine) che si innamora, che prega, che decide di essere coerente con il suo credo, che ama la sua famiglia, in qualche modo anche il padre violento. La seconda parte è caratterizzata dalla guerra, specialmente dalla violenza. E non credo che Mel Gibson volesse dare spettacolo. Anzi, mi ha ricordato molto Salvate il soldato Ryan (che in ogni caso preferisco di molto) proprio nella messa in scena delle esplosioni, dei corpi che saltano in aria, dell'obiettivo della videocamera che si sporca di sangue. E' una storia vera, quindi si chiude con alcune immagini del vero protagonista che poi è campato cent'anni (circa). Dal momento in cui vediamo il vero Doss capiamo perchè Andrew Garfield aveva sempre quell'espressione un po' imbambolata da scemo. 6.5/10




Lion: mentirei se dicessi che alla fine non ho pianto come una deficiente. Lion è stato un film difficile da realizzare perchè anch'esso tratto dalla vera storia di Saroo, che ha dedicato un libro all' impossibile ricerca del suo paesino natale in India, dopo che si era perso da bambino a Calcutta ed è stato dato in adozione ad una amorevole famiglia in Australia. Lion è un film girato discretamente (soprattutto la prima parte ambientata in India) ma soprattutto molto ben recitato: da Sunny Pawar, da Dev Patel e da Nicole Kidman. Specialmente i due Saroo ci fanno molto emozionare (e piangere, diciamo la verità). Ci sono alcune scene davvero strazianti e sfido chiunque a non aver avuto almeno gli occhi lucidi. Leggendo un po' in giro, c'è chi critica al film di essere costruito per far piangere la gente. Non ho affatto avuto questa sensazione, anzi mi è sembrata una rappresentazione onesta di una struggente storia vera. On a less serious note: da quando Dev Patel si è fatto così figo?! Io tifavo per lui, la notte degli Oscar. 8/10



Moonlight: avevo aspettative leggermente troppo alte su questa opera del cinema nero. Non è che non mi sia piaciuto, anzi. Però non ho gridato al capolavoro. Sinceramente non saprei dirvi il perchè. E' molto ben recitato, molto ben girato, molto ben scritto. Le musiche tra l'altro sono veramente fantastiche. E' sì molto difficile da capire in lingua originale, forse è stato quello che mi ha tenuto leggermente distaccata dalla vicenda raccontata. Onestamente non capisco la candidatura all'oscar per Mahershala Ali perchè, per quanto la sua parte sia ben recitata, ha un ruolo davvero breve (anche se fondamentale) all'interno del film. Piuttosto avrei candidato Trevante Rhodes perché ha saputo rendere in maniera favolosa un uomo dall'aspetto duro ma dal carattere timido e incerto proprio come quando era bambino. A volte si ha la sensazione proprio che sia ancora lo stesso attore (Chiron da bambino: Alex Hibbert) cresciuto. 8/10




Hidden Figures: è un bel film, che rappresenta una bella storia di riscatto da parte di tre donne afroamericane con i controcazzi. Intelligenti e con tanta voglia di mostrare a tutti il loro valore il contributo che possono dare alla società e soprattutto al progresso scientifico. Certo non è un film che rimane particolarmente impresso per le sue doti tecniche, ma è comunque una visione positiva. Non so perchè, ma ho pensato che potesse essere un film che avrebbe potuto girare il buon vecchio Spielberg. Ovviamente la scelta di candidarlo all'Oscar penso sia più politica che altro, e a buon ragione.  E' arrivata l'ora di raccontare storie positive riguardo a persone che vengono discriminate senza motivo in modo che tutti possano mettere i pregiudizi da parte. They will be hidden no mo'. 7/10




Manchester By The Sea: personalmente il film che ho preferito su tutti. You know me, mi piacciono da morire i film tristissimi. Ma perchè, voi vi chiederete. Non sono masochista, è che sono quei film che mi fanno provare tantissime emozioni forti. Io ho paura di andare sulle montagne russe, quindi ripiego così. Manchester by the sea è uno di quei film onesti, diretti e tremendamente veri. Racconta una storia triste ma assolutamente verosimile e lo fa senza tanti fronzoli e senza voler per forza mostrare alcuni dei momenti più strazianti della vicenda (per esempio, non vediamo mai il personaggio di Michelle Williams scagliarsi violentemente contro il marito dopo la tragedia). Recitato da dio, scritto ancora meglio e ambientato in una cittadina tremendamente provinciale degli Stati Uniti, Manchester By The Sea è per me il film che avrebbe dovuto vincere. 9/10


Goodbye, e ci rivediamo con la seconda parte del post dove parlerò di: Fences, Hell or High Water, Arrival. 

giovedì 1 dicembre 2016

Film review: The Spectacular Now

Che freddo. Qui sotto il livello del mare fa molto freddo, non so nel resto d'Italia. Ho visto e sentito un paio di cose recentemente. Ne parlerò in questi giorni, prima di essere operata a questa schifosissima spalla a cui piace lussarsi ripetutamente. Pray for me.

Ho visto su Netflix (all hail) la scorsa settimana questo film uscito nel 2013, The Spectacular Now, che sinceramente non avevo mai molto cagato. Ma gli attori protagonisti sono Miles Teller, che ho iniziato ad adorare dopo aver visto Whiplash, e Shailene Woodley, che mi è sempre stata molto simpatica, per cui ho deciso di metterlo in lista e guardarlo.

E ho fatto bene. Mi è piaciuto molto. Se fosse un romanzo sarebbe un Bildungsroman, ma siccome è un film lo si potrebbe definire un coming-of-age, se proprio sentiamo la necessità di catalogarlo sotto un genere. E sì, io di solito sento questa necessità. E' la storia di un ragazzo che sta per finire il liceo ed essere catapultato nel famigerato mondo degli adulti (che nessuno ama, diciamoci la verità). Questo ragazzo non fa molto, specialmente da quando è finita la sua relazione con la ragazza più popolare del liceo. Fondamentalmente quello che fa è bere. Più o meno durante tutta la giornata, tutti i giorni. Il padre ha abbandonato lui, la madre e la sorella da piccoli.

Un giorno, un po' per caso e un po' per scherzo, inizia a frequentare una "brava ragazza", che lo aiuta nello studio per migliorare il suo percorso scolastico. I due s'innamorano tra lo stupore di tutti, sia gli amici di lui (che sono convinti la stia prendendo in giro) sia le amiche di lei (che, invece, sanno che lui è uno stronzo). La loro relazione diventerà sempre più solida fino a quando lui non cercherà di allontanarla, perché pensa di non meritare tutto l'amore che lei mostra nei suoi confronti.

Le cose che mi sono piaciute molto di questo film, senza considerare troppo i soliti cliché da film americano ambientato in un high school, sono le interpretazioni dei due attori protagonisti. Insomma, se ci fossero stati altri due attori al posto di Miles Teller e Shailene Woodley probabilmente questo film mi avrebbe fatto cagare.
Miles Teller, in particolare, è riuscito perfettamente ad incarnare il ragazzo tormentato del quale non comprendiamo subito i problemi: man mano che il film avanza impariamo a capirlo, a compatirlo forse, e poi anche a perdonarlo.

Insomma, è un film piuttosto onesto e con pochi fronzoli che si incentra sulle esperienze dei due protagonisti che, nonostante non siano sempre amabili, riescono a farsi accettare dallo spettatore con i loro pregi e difetti.



giovedì 14 gennaio 2016

Film Review: Inside Llewyn Davis

Ho sempre amato i fratelli Coen. Direi che mi sono piaciuti tutti i loro film, soprattutto perchè hanno un'atmosfera tutta loro. E poi sono ebrei. Ho sempre voluto convertirmi, ma non lo farò mai perchè credo implichi dover credere in dio.
In tutto ciò, non avevo mai visto Inside Llewyn Davis, anche se era dalla sua uscita nel 2013 che era nella mia lista di film da vedere. E ho fatto molto male ad aspettare così tanto.
Ho adorato, amato questo bellissimo film. Non solo perchè c'è un gatto rosso come il mio o perchè Oscar Isaac è un figo e ha una voce pazzesca.

L'ho amato perchè è un film profondo, cupo, divertente, irriverente. E' un tipico film dei fratelli Coen. Il protagonista è lo scapestrato Llewyn Davis, un cantante folk che non riesce ad avere successo e vive di espedienti. Non è proprio una persona amabile, non ha peli sulla lingua e quando s'incazza è davvero stronzo. Però canta divinamente e ci mette tutto se stesso. Suona e canta perchè è l'unico modo di vivere che conosce. E non riuscirebbe a fare nient'altro nella vita, anche se ad un certo punto si arrende all'amara realtà e cerca, invano, di tornare a fare due soldi.

Questo film ha una serie di bellissime scene, una delle mie preferite è quando Llewyn s'incontra con Jean, che probabilmente è incinta di suo figlio. Jean, interpretata dalla splendida Carey Mulligan, è incazzatissima ed è talmente arrabbiata con lui e dice talmente tante parolacce che fa ridere. Un'altra scena memorabile c'è quando Jean e Llewyn sono seduti in un locale a discutere dell'aborto e lui esce all'improvviso per recuperare il gatto di alcuni suoi amici che aveva perso. Il modo in cui Llewyn si prende cura di quel gatto fa capire che sotto sotto in lui del buono c'è.

Però questa bontà non viene mai fuori, perchè le circostanze non lo permettono ed è per questo che il film si chiude come si è aperto: Llewyn canta e suona, fa incazzare la gente, dorme qui e là sui divani degli amici. Questa è la sua vita e non la cambierà per nulla al mondo, nè per un gatto, nè per un figlio, nè per i soldi, neanche per l'amore.

Dal punto di vista tecnico, siamo di fronte ad un bel film: bello visivamente, grazie alla fotografia cupa che rispecchia il feeling generale del film. Che è un'atmosfera che normalmente non si associa agli anni '60, men che meno alla scena folk newyorchese. E invece funziona alla grande.
Quindi chapeau, fratelli Coen, avrete sempre il mio amore eterno.
E, niente, Oscar Isaac se vuoi venire a casa mia ho un paio di chitarre anche io, sai.


mercoledì 28 ottobre 2015

Film Review: Submarine

Salve gente, se vedete accenti e apostrofi strani é perché sto scrivendo da una tastiera tedesca, da un computer tedesco, posizionato in un ufficio tedesco in Cruccolandia. Sono ancora qui nella fredda terra degli scandali automobilistici a far finta di fare un tirocinio. E sulla tastiera la Y e la Z sono inverititi. Non ci sono le lettere con l´accento e gli apostrofi sono inconsueti. Capite il mio disagio.

Bando alle ciance.Da un mese ho fatto l´iscrizione a Netflix perché mentre ero in metropolitana, lessi che il primo mese era gratuito. E quindi appena arrivata a casa mi sono iscritta e la mia lista dei TO BE SEEN é giá piuttosto lunga. Qualcosa peró ho giá terminato di guardare; tra le tante cose, The IT Crowd, telefilm britannico che mi ero sempre ripromessa di vedere ma per il quale non trovavo mai il tempo. E cosí ho guardato tutte le stagioni in due sere. Cosa c´entra col titolo della review di oggi? Niente, guardando the IT Crowd mi sono innamorata perdutamente di Richard Ayoade e sto recuperando tutta la sua filmografia (piú che altro di regista).

Fortunatamente su Netflix c´era il suo primo film da regista (dopo aver diretto moltissimi video musicali), per l´appunto Submarine tratto da un romanzo di Joe Dunthorne (che non ho letto, ma recupereró). E quindi ne volevo brevemente parlare.
La storia é molto semplice: Oliver, un ragazzino di 15 anni vive in questo paesino sperduto del Galles insieme ai suoi genitori, che sembrano attraversare una crisi nel loro matrimonio. A scuola, Oliver si innamora di Jordana, una ragazza all´apparenza piuttosto stronza che si rivela peró essere complessata e sensibile come tutti. Il film segue la storia d´amore tra Oliver e Jordana dal momento in cui nasce, in cui si sviluppa, in cui si spezza e si ricongiunge.

Il film mi é piaciuto molto sia dal punto di vista della regia (per niente banale, anzi, molto sperimentale: memorabile la scena del selfie con bacio sotto ai binari del treno), della fotografia, della colonna sonora (nonostante il mio odio innato per Alex Turner), della storia (e quindi dell´adattamento dal libro). Ma ho amato soprattutto le interpretazioni dei due giovani attori protagonisti: Craig Roberts e Yasmin Paige. Davvero molto talentuosi, hanno dato vita a due personaggi indimenticabili dallo stile molto Wes Andersoniano. Insomma, un piccolo gioiellino del cinema britannico, brought to you by the super talented and super duper cute Richard Ayoade.


lunedì 25 maggio 2015

Film Review: Birdman or the Unexpected Virtue of Ignorance

Anche Fexxonji ci arriva. Tardi ma ci arriva.

Più penso a questo film e alle emozioni che ha innescato dentro me, più mi accorgo di quanto mi sia piaciuto, molto più di quello che pensassi a fine visione.
Birdman è una di quelle opere che ti prendono di forza, ti catapultano dentro al loro mondo e ti lasciano dentro finché  non finiscono. E in effetti così è stata la mia esperienza. Solo che appena è finito non sapevo fino a che punto mi fosse piaciuto. Non è stato uno di  quei film che fin da subito, anzi, addirittura in corso di visione, entrano nella mia lista dei preferiti di sempre. No. Però, come ho già detto, più ci ripenso e più mi piace. Tanto da farmi desiderare una seconda visione a breve.


Se provo a cercare di capire quali siano gli elementi che me lo hanno fatto apprezzare così tanto, mi si stagliano davanti agli occhi scene del film a go go.
Uno dei tanti motivi è la regia. Questa illusione di un infinito piano sequenza, che potrebbe durare all'infinito grazie al finale aperto, ha fatto sì che mi sentissi assolutamente parte della vicenda, come se fossi anche io lì, a seguire con lo sguardo e con poca distanza emotiva tutti i personaggi.
Poi c'è la componente della mise en abym, la componente META. Attori che stanno recitando e recitano, e improvvisano e si preparan, per uno spettacolo teatrale tratto da un'opera letteraria realmente pubblicata.
E ancora più META è il fatto che il protagonista sia un ex star di cinema blockbuster in cui dava vita ad un supereroe. Un supereroe che poi ha preso realmente vita all'interno della sua coscienza, che influenza ogni sua scelta di vita, che lo fa credere speciale.
E dove lo mettiamo Edward Norton? Perfetto per la parte dell'artista vero, che fa dell'arte la sua unica ragione di vita, poichè la vita vera non è all'altezza dell'arte,
come se fossero due cose che si escludono a vicenda (Thomas Mann sarebbe d'accordo col personaggio interpretato da Norton, sulla divisione tra Kunst e Leben).
Ed Emma Stone, con quell'aria strafottente di chi non ha più uno scopo preciso da seguire, di chi non è più stupito da nulla, che rimprovera al padre anni e anni di assenza e di smidollaggine, per poi finire nell'ultima scena finalmente sorpresa e, finalmente, orgogliosa e felice di vedere il padre trovare la propria strada (qualunque essa sia).

Birdman è un film sulla vita e sull'arte, e il modo in cui è stato realizzato ti fa sentire parte del mondo in cui è ambientato. C'è molta carne al fuoco, i temi trattati sono veramente tantissimi: il rapporto padre-figlia, l'influenza dei social media, il declino della carriera d'attore, vecchi matrimoni e nuove complicate relazioni, l'importanza dei super eroi nella società contemporanea, la presunta inutilità dei critici. E potrei continuare ancora. Ma è proprio questa abbondanza di spunti, questa componente post-moderna del film che lo rende una delle pellicole migliori degli ultimi anni.




lunedì 9 febbraio 2015

Film Review: Gone Girl/ L'amore bugiardo

Oh, proprio ora che tutti nella blogosfera vi state dando da fare per pubblicare post su Birdman, arrivo io e commento Gone Girl. Perchè a me piace rimanere indietro. Fa molto figo (!)
In realtà non credo che al cinema qui al mio paesello daranno Birdman, e odio guardare i film in streaming sopra ogni cosa. Devo dire che Iñarritu lo abbandonai da Babel e quindi un po' sono contenta di "rivederlo". Invece quel bastardone di Fincher l'ho sempre seguito con una certa regolarità. Ed eccomi qui a parlare di Gone Girl.

Che dire? Diciamo che sapere di dovermi sorbire Ben Affleck per tutto il film non mi ha invogliato subito alla visione del film, ma mi sono dovuta abbastanza ricredere perchè, diciamocelo, è stato bravino. Ma poi, a confronto con la mostruosa bravura di Rosamunde Pike, anche la buona prova di Ben risulta un nonnulla. Bravissima, non so che dire. Avrei voluto alzarmi in piedi ed applaudire in alcuni punti.

Quello che mi ha colpito di più del film, è il modo in cui è costruito: non so se riesco ad esprimerlo al meglio, ma è stata una visione quasi interattiva perchè mi sono sentita coinvolta attivamente nella ricerca della protagonista Amy. Ma non è stata una ricerca mentale tale da distrarmi dalla visione, no. Man mano che la trama s'infittisce, si aggiungono indizi e il cervello cerca di cambiare la propria strategia investigativa in base alle informazioni che di volta in volta si ottengono. Da questo punto di vista, è un giallo coi fiocchi.

Inoltre, al contrario di quanto mi era successo in The Social Network, ho trovato le musiche di Trent Reznor molto azzeccate e on point per tutta la durata del film.
Devo parlare brevemente del finale, perchè non appena finii la visione esclamai: "Che finale di merda". Poi ci ho brevemente riflettuto. E' veramente un finale di merda? Assolutamente no. Considerato, soprattutto, quanto mi piacciono i finali senza speranza e atroci, il finale di Gone Girl è veramente tanto bello quanto spietato. In effetti, vedere Amy in prigione, o eliminata, e Ben Affleck contento e liberato da tanti pesi non sarebbe stato soddisfacente quanto è stato vederlo incastrato, miserabile e senza via d'uscita. HAA!


mercoledì 28 gennaio 2015

Film Review: Nightcrawler/ Lo sciacallo

Salve gente, sono qui per parlarvi di un film che a moltissimi è piaciuto e a me non tanto. Forse è proprio colpa di voi tutti blogosferomani, ne avete parlato così bene che le mie aspettative erano troppo alte. O forse è perchè ho guardato il trailer prima di vederlo e di solito non lo faccio. Non lo so. Non è che mi abbia fatto cagare, sia chiaro. Ma non mi è piaciuto proprio tanto. Mi è piaciuto un po'. Un 7/10, un "carino".

Va bene. Come avrete intuito dal titolo, sto parlando di Nightcrawler - Lo sciacallo con Jake Gyllenhaal. Ora, quando c'è Jake Gyllenhaal va sempre bene e infatti anche qui va bene perchè se devo dirvela tutta, mi sembra che il film si regga tutto sulle sue spalle, o meglio, sulla sua fantastica, estraniante, pazzesca interpretazione di un personaggio spregevole e assolutamente fuori come un balcone.

Quello che mi ha un po' lasciato la sensazione MEH è il fatto che, fondamentalmente, finisce di merda. E scusate il francesismo. Parte a ritmo piuttosto serrato per farci capire in che maniera il nostro protagonista Lou è diventato il pazzoide che ci viene mostrato, arriviamo fino al momento in cui la polizia s'intromette nella sua attività che ormai ha superato il limite della legalità, sembra che Lu sia finalmente nella cacca fino al collo e invece poi...boh, finisce così, con questo breve sguardo sulla florida attività della sua azienda ormai ben consolidata e ciao ciao. Ciao ciao polizia, ciao ciao. Non so, sarà che mi piacciono i finali senza speranza e pensavo che qui ci stesse bene e perciò un po' me l'aspettavo.

Il film è girato bene, memorabile la scena quando Lou si siede nella postazione tg con la Skyline di Los Angeles alle spalle; recitato da dio da un trasformatissimo Jake Gyllenhaal (e non bisogna sottovalutare anche l'interpretazione di Rene Russo); la storia è avvincente...però mi aspettavo un ulteriore sviluppo. Mentirei se dicessi che non mi ha coinvolto, specialmente quando Lou si introduce nella casa degli orrori, in cui si è appena perpetrato un omicidio molto crudele. Se non fossi stata sdraiata durante la visione, avrei potuto dire che mi ha tenuto on the edge of the seat. Ma poi ci poteva stare tranquillamente una scena in cui Lou, magari, veniva investito da un camion mentre si avvicinava con la sua telecamera alla scena di un crimine. No?



martedì 23 dicembre 2014

Film Review: i film diversamente di Natale...dalla mia videoteca!

Ciao gente, è da molto che non scrivo! Ho avuto molte idee su cosa scrivere ma mai il tempo. Ora lo farò, e vi propinerò i "miei" film di Natale. Mi spiego meglio: vi farò vedere, insieme a selfie scemi, qual è la mia personale selezione direttamente dalla mia videoteca casalinga dei film che mi piace vedere durante le feste natalizie. Partiamo perchè la lista è lunga!

Il primo è uno degli ultimi film che ho acquistato ad un mercatino: The Majestic. E' stato il primo film in cui ho visto Jim Carrey recitare in un ruolo non comico e ricordo di averlo guardato un pomeriggio d'inverno qualche anno fa in televisione. Mi era piaciuto molto, per cui lo riguarderò in questi giorni!





Seguiamo con le trilogie et simili: a Natale non può mancare Star Wars! Ovviamente entrambe le trilogie sono dovute, soprattutto dopo una bella mangiata di cappelletti in brodo. Come vedete dalla foto mi manca il capitolo I, La minaccia fantasma perchè non sono mai riuscita a trovarlo e acquistarlo. Fa proprio schifo a tutti, eh?





Per la serie: trilogie continuiamo con Indiana Jones del buon vecchio Spielberg. Sì, per me è una trilogia e il quarto capitolo non esiste proprio, per cui non ricordatemelo. Anche questo acquisto è fresco e ne vado molto fiera.






Proseguiamo con un super classico: Tron col fighissimo Jeff Bridges da ggiovine. Direi che è perfetto tra una partita a tombola e l'altra!







Se si vuole farsi quattro risate in famiglia, ho il dvd giusto: Robin Hood, Un uomo in calzamaglia di Mel Brooks. Giuro che mi fa scompisciare dal ridere ogni santissima volta che lo guardo.







Passando a qualche film storico, vi propongo da casa Fex Gangs of New York, imponente filmone del buon vecchio Martino Scorsese. E' un film che mi viene voglia di guardare solo durante le feste, e soprattutto nelle giornate dal tempo orribile.






Ovviamente vi includo nella lista anche un bel fantastico d'una vorta: Willow, bellissimo film intramontabile con Val Kilmer ancora figo. Se non vi mette in atmosfera natalizia questo...




Se invece avete voglia di mistero o terrore, ho qui per voi L'uomo nell'ombra e ovviamente l'evergreen Shining.







Concludiamo con un mega classicone (per me) adatto a tutta la famiglia: Spy Kids del mio super adorato Robert Rodriguez. Un film teen-action è perfetto da guardare insieme a cuginetti/figli/nipoti. Un'oretta e mezza di divertimento!






E questo è quanto gente, scrivetemi quali sono i vostri personalissimi film di Natale! Ieri sera sono andata a vedere Il ragazzo invisibile di Salvatores. Credo che a breve ne disquisirò amorevolmente con voi tutti sul blog. Buone feste! 

martedì 18 novembre 2014

Film Review: Interstellar

Sinceramente non saprei neanche da dove partire. Mercoledì scorso quando sono uscita dal cinema volevo già mettermi a scrivere e commentare il nuovo film di Christopher Nolan ma non l'ho fatto. Ero esausta. Dalla visione, dalle tre ore, dalla confusione che avevo in testa, dalla pipì che non riuscivo più a trattenere. Capite, non era una condizione ottimale. Ma sono felice quando un film mi sconvolge così tanto, vuol dire che ha fatto il suo dovere.

Però Nolan, adesso non ti montare la testa. Ti amerò forever and ever perchè Memento e Inception sono nella mia lista dei favoriti di sempre e poi perchè hai scelto Christian Bale per fare Batman e io e te sappiamo che lui è l'uomo più bello su tutta la terra. Però, Nolan, non montarti la testa.
Diciamo che sono entrata al cinema con delle aspettative altissime, volevo un capolavoro e un capolavoro non ho avuto. Quindi è stata come una delusione amorosa, ci sono rimasta molto male. Sul subito. Poi mi è anche passata.

Forse arriverò a spiegare un po' il perchè. Inutile dirvi che ci sono spoilers. Interstellar parte bene, benissimo. Entra subito in gioco quel bellissimo Verfremdungseffekt (effetto di straniamento) che ogni film sci-fi dovrebbe suscitare nello spettatore. Sappiamo fin da subito che sicuramente per la Terra e i suoi abitanti non c'è più speranza. Fine. Kaputt. MA (e questo è un grande ma), dato che al buon vecchio Nolan sono sempre piaciute le storie raccontate attraverso fastforwards, sappiamo già che non proprio tutti i terrestri sono morti. Ci sono questi simpatici vecchietti che, raccontandoci della loro infanzia sulla terra, ci dimostrano che c'è stato un happy ending; che, se anche hanno mangiato sabbia per anni e anni, e non si poteva più coltivare niente di niente, loro sono lì, vivi e vegeti che ce lo stanno raccontando. Quindi da subito abbiamo l'inizio e la fine chiari davanti ai nostri occhi e tutto il film si svolge cercando di connettere i puntini per capire in che modo l'umanità si è salvata (o meglio, è stata salvata) da una disastrosa situazione senza ritorno.

Lo svolgimento vero del film inizia non appena l'astronave lascia la terra e, nonostante sia ancora molto confusa a riguardo, direi per sempre. O forse no. Boh. Sicuramente quella stessa astronave va a puttane ad un certo punto nello spazio. Quindi sì, quell'astronave non farà mai più ritorno sulla Terra. Comunque poco importa. Mentirei se dicessi che tutto il viaggio per arrivare al Worm Hole e per attraversarlo non mi ha emozionata. E' stato come se ci fossi anche io, un'ansia pazzesca. Io amo tutto quello che riguarda lo spazio ma in una maniera molto ingenua e superficiale. Anche perchè se fossi veramente a conoscenza di tutto quello che gli scienziati sanno a riguardo mi sarei probabilmente già suicidata. Ma questo, come sempre, è un discorso a parte.

Una volta superato il Worm Hole ci ritroviamo dove ci dovrebbero essere le opzioni A, B e C: ovvero i pianeti sostitutivi alla Terra. Era abbastanza ovvio capire che solo uno di questi tre pianeti poteva andare bene. Ma ovviamente bisognava PER FORZA provare per primi i due che non andavano per niente bene, vero Nolan? Grazie. Grazie per non aver ascoltato Anne Hathaway che aveva ragione sin dall'inizio. Se non altro, le scene sui pianeti sbagliatissimi ci regalano dei momenti indimenticabili dal punto di vista visivo. Le donne hanno sempre ragione, questa è la morale del film, se il film finisse qui. Ma non finisce qui, nonostante sia passata un'eternità e tutti gli astronauti (beh in realtà sono rimasti in due...) hanno già centinaia di anni. Sulla Terra però. Chiaro, chiarissimo.

E, dopo tanto sforzo mentale da parte mia, cercando disperatamente di seguire il filo logico della missione intergalattica, si arriva alla parte più confusionale di sempre. So che è un mio limite non riuscire a immaginare quello che non si comprende o non si crede possibile. Però giuro su Mary Poppins che non ho proprio capito in quale maniera Matthew McConaughey sia arrivato in quella cosa fatta da cinque dimensioni. E non ho nemmeno capito come ne è uscito. Fatto sta che è qui che si ricollegano tutti i fili lanciati in aria all'inizio. Tutto ha un senso, e finalmente la figlia capisce e può di conseguenza trovare il modo di salvare tutta l'umanità. Bravissima. Poteva finire qui.

Ma, come tutti sappiamo, non è finito qui. Ed è in questo momento che le palle che non ho sono rotolate fino in Australia. Dovevi per forza fare il buonista, Nolan? Mica l'hai fatto per la Disney 'sto film. Mi fa piacerissimo che Matthew abbia rivisto sua figlia, che lui stia bene, che Anne Hathaway sia arrivata sul pianeta giusto, finalmente. Però potevi lasciarci qualcosa all'immaginazione. Invece, Nolan, sei un control freak. Ma ti voglio bene lo stesso. Nonostante appena uscita dal cinema io abbia affermato: "Non guarderò mai più Interstellar in tutta la mia vita!" credo che lo farò, perchè mi piacerebbe capirci qualcosa e soprattutto perchè vorrei riprovare quelle sensazioni bellissime di ansia che tu, Nolan, sei riuscito a creare durante i viaggi dei protagonisti nello spazio e oltre. E anche perchè una buona dose di Matthew McConaughey non guasta mai.

Bene. Ci avete capito qualcosa in questo post? No? Ecco come mi sono sentita quando ho terminato Interstellar.


sabato 1 novembre 2014

Film Review: Boyhood

Ciao amici, dopo un'eternità eccomi qua, trallallallà. Vi confesso che aspettavo con ansia di vedere Boyhood, il nuovo "maestoso" film di Richard Linklater, perchè come forse molti di voi non sapranno, Linklater è il mio Dio. Uno che mi ha partorito Before Sunrise, Before Sunset e Before Midnight non può che avere la mia più completa stima e adorazione. Un giorno gli farò un altarino. Tutto ciò per dire che ero assolutamente molto curiosa di vedere il famoso film girato in 12 anni, Boyhood. E, insomma, in poche parole l'ho amato.

Linklater e la sua crew, ormai composta in via definitiva anche da Ethan Hawke che mai si limita a fare solo l'attore nei suoi film, hanno un potere speciale, che quasi nessuno nel mondo (o per lo meno, quasi nessuno nel cinema contemporaneo americano) ha: raccontare la vita. Ebbene sì, signori e signore, Linklater sa raccontare nei suoi film la vita com'è. Così come Virginia Woolf è l'unica scrittrice che sa mettere nero su bianco il modo in cui funzionano i pensieri umani, Linklater è l'unico che sa mettere sullo schermo la pura e semplice vita senza fronzoli e cazzate varie.

In questo bellissimo film di tre ore, che scivolano via come se niente fosse, viene raccontata la vita di una famiglia un po' strana ma assolutamente normale nella loro stranezza. La storia non è raccontata attraverso gli occhi di Mason Junior ma in gran parte la vediamo dalla sua prospettiva, partendo dalla sua infanzia e passando attraverso la travagliata adolescenza fino all'inizio dell'età adulta. Questo sicuramente non è un film per quelli che vogliono che succeda per forza qualcosa, perchè se ci pensate bene in Boyhood non è che succeda veramente "qualcosa", if you know what I mean. Ed è per questo che dico che Linklater riesce a raccontare la vita vera: troppo spesso si tende a raccontare agli altri (e a considerare internamente) la propria vita come una serie di "fatti" che si susseguono. Ma nella vita, prevalentemente, non è che succedano COSE. Lungi da me essere filosofica, voglio solo dire che nella vita i fatti sono secondari, è la nostra esperienza interiore e personale ad essere veramente fondamentale.

Quindi non è vero che in Boyhood non succede niente, succede la vita. E se non vi è piaciuto, beh, allora non vi piace la vita.


giovedì 4 settembre 2014

Film Review: Another Earth

Buon pomeriggio a tutti, cari amici della blogosfera. Era da molto tempo che anelavo la visione di Another Earth, film sci-fi indipendente uscito nel 2011. Fortunatamente, sono riuscita a recuperarlo a fine agosto durante una proiezione organizzata presso il giardino di un museo del mio paesello. Era la location perfetta per la suggestiva visione di questo gioiellino indie.

La protagonista Rhoda è la causa di un incidente in cui muoiono una madre incinta e il proprio figlio. Il marito si salva, ma per un po' rimane in coma. Rhoda, che prima di quell'incidente aveva già in mano il suo futuro al MIT, va in carcere per 4 anni. La causa dell'incidente è stata la scoperta di Terra 2, un pianeta del tutto identico al nostro, provvisto pure di una sua luna.

Il genere sci-fi è sempre stato uno dei più dispendiosi del cinema, soprattutto per quanto riguarda gli effetti speciali, che hanno sempre ricoperto il ruolo di protagonisti all'interno del genere. Da qualche anno, però, lo sci-fi si è trasformato, o meglio, si è diramato in questa bellissima corrente sci-fi/drama/indie, in cui la componente fantascientifica è sì presente, ma nel ruolo di sottofondo costante e come leit-motiv che porta avanti e tiene insieme la vicenda narrata, il più delle volte drammatica. Lo scarso budget a disposizione per registi come Mike Cahill non compromette la creazione di un'atmosfera fantascientifica e, anzi, fortifica la sensazione di straniamento di essere davanti ad uno spettacolo altamente reale nonostante il genere sia per definizione anche "fantastico".

Quello che intendo dire è che film come Another Earth sono capaci di farci sentire a disagio perchè sono talmente reali nella loro semplicità che a fine visione ti viene da chiederti se non esisti veramente questa Terra 2, sempre presente nei campi lunghi che il registra ci offre durante le passeggiate della protagonista Rhoda.

Le spettacolari interpretazioni dell'attrice Brit Marling e del buon vecchio William Mapother riescono a farci immergere completamente nella loro non-così-improbabile-storia perchè, a pensarci bene, il senso di colpa e la voglia di rimettere un po' a posto le cose potrebbero veramente portare all'unione tra vittima inconsapevole e carnefice molto cosciente delle sue azioni.

Ho semplicemente adorato il finale, che reputo assolutamente aperto a mille interpretazioni. Credo che il regista abbia volutamente lasciare la scena più enigmatica e interrogativa dell'intero film per ultima, così da suscitare nello spettatore un senso di smarrimento. Per me, Rhoda che alla fine vede Rhoda di fronte a sè non è interpretabile in una sola maniera: ci sono molteplici, diverse e fantasiose interpretazioni che mi vengono in mente e la cosa mi piace perchè vuol dire che questo film è riuscito perfettamente nell'intento di svegliare la mia fantasia.  


lunedì 28 luglio 2014

Film Review: Nick and Norah's Infinite Playlist.

Ciao amici. Ieri ho comprato per 3€ il dvd di Nick and Norah's Infinte Playlist, film che vidi già qualche anno fa ma che non mi colpì particolarmente. Ieri sera, contenta del mio fresco acquisto, ho deciso di dargli una seconda chance, guardandolo in inglese. E stavolta mi è piaciuto. Lo dico sempre io, ci sono cose che viste in determinati momenti della vita hanno più senso. No?

E quindi questa teen rom-comedy mi è piaciuta molto. A parte il fatto che a me basta che ci sia Michael Cera e va bene tutto. Solo con la sua faccia mi fa innamorare. Non so perchè, non so cos'abbia di particolare. Ma lo AMO. Voglio la sua faccia ovunque. Me la tatuerò un giorno o l'altro. E poi anche Kat Dennings rientra tra una delle attrici da me più amate in assoluto, con quelle sue labbrone e tettone enormi. Detto ciò, rimane un mistero per me capire come mai la prima volta che vidi questo film non mi piacque. Mah. Come detto sopra, c'è un tempo e uno state of mind (specialmente) per ogni cosa.

Il film in sè non è nè niente di particolare nè niente di straordinario. Però è semplice e onesto, con una colonna sonora che si lascia ascoltare tranquillamente e alcune battute veramente spassose. E inoltre ci dà un'immagine di New York assolutamente irresistibile. Vedere i protagonisti girovagare senza sosta per i locali indie cool di questa enorme città che proprio non dorme mai con macchine e furgoncini improponibili è di una dolcezza straordinaria.

Così come è dolcissima la relazione che sembra non decollare mai fra i due protagonisti, troppo presi dalle rispettive relazioni disastrose con fidanzati-padroni. Nick and Norah's Infinite Playlist ti fa capire in maniera molto diretta e semplice che nel mondo c'è qualcuno che ha i tuoi stessi gusti, le tue stesse passioni e che condivide i tuoi stessi sentimenti. La dolce storia tra i due protagonisti ci mostra che non ci si dovrebbe mai accontentare, soprattutto quando si è ventenni e spensierati. Life's too short. Se solo fosse così semplice...


E comunque: MICHAEL CERA > EVERYTHING.


domenica 1 giugno 2014

Film Review: Blue Valentine

O buon popolo, sono reduce dal mio primo giorno del mio nuovo lavoro e tutto è quieto sul fronte occidentale (semi citazione, mercoledì scorso ho visto All quiet on the western front del 1930..forse ne parlerò!).

Invece ieri pomeriggio, presa da un'incontenibile apatia, ho deciso di vedere finalmente Blue Valentine. E' da quando ho visto Alabama Monroe che ho voglia di film super drammatici su coppie che scoppiano. Quindi se avete titoli da consigliare, fatevi ASSOLUTAMENTE avanti e ditemi. Devono essere tristissimi. Mi raccomando, confido in voi!

Parliamo dunque brevemente di Blue Valentine. Credevo meglio, credevo moooolto meglio. E' un bel film ma, a mio modestissimo parere, inconcludente. Il maggiore punto di forza della pellicola è sicuramente l'impeccabile interpretazione dei due attori protagonisti: Ryan Gosling e Michelle Williams. Sono assolutamente credibili nel trasmettere le emozioni di amore prima e di odio/disprezzo poi.
La scelta della soundtrack è molto azzeccata, così come lo è la regia, semplice ma efficace nel dare il senso molto realistico della vicenda narrata. E' bella la fotografia, è bello il setting (soprattutto la "camera del futuro" in cui vengono a galla i problemi insormontabili della coppia).
Anche l'intreccio non cronologico di come ci viene presentata la storia è un aspetto piacevole.

Però, come dicevo all'inizio, Blue Valentine non mi ha convinta del tutto. La ragione non è facilmente identificabile. Forse perchè ho avuto la sensazione che il passaggio da coppia innamorata folle a coppia che vuole divorziare non viene messo in risalto: c'è solo l'amore e alla fine c'è l'odio. Ma perchè? Perchè Dean è cambiato così tanto? Secondo me la differenza tra il prima e il dopo è troppo brusca.
Poi il finale mi ha lasciato con l'amaro in bocca. Okkey, è chiaro che il loro matrimonio è finito ma mentirei se dicessi che mi è bastata la scena in cui Dean se ne va e Frankie rimane con la madre.
I titoli di coda, poi, con le foto di loro due che si succedono come in un Power Point proprio non mi sono piaciuti.

Certo è che l'interpretazione di Ryan Gosling e di Michelle Williams fanno passare questi piccoli difetti in secondo piano. Però avevo aspettative molto più alte.
Orsù dunque, consigliatemi film strappalacrime di coppie che si esauriscono, I've got that summertime, summertime sadness! 


martedì 20 maggio 2014

Film Review: Drive

Dopo quella che sembra (e probabilmente è) un'eternità, sono riuscita a vedere Drive, il film di N. W. Refn con Ryan Gosling e Carey Mulligan che TUTTI sulla faccia della terra hanno già visto e recensito, tranne me.

Tecnica registica perfetta, attori maestosi, musiche che calzano a pennello e la creazione di  un'atmosfera unica fanno di questo film un capolavoro. C'è la violenza nuda e cruda tipica di Tarantino, ci ho visto qualcosa di Scorsese (credo sia inevitabile un piccolo paragone con Taxi Driver) ma c'è anche tanta modernità e indiependenza.

Di seguito la trama. E' inutile che vi dica SPOILERS! perchè, come dicevo, ero l'unica sulla terra a non averlo ancora visto. Drive è un film breve che dal punto di vista della trama non dice niente di nuovo: il protagonista senza nome è un meccanico slash getaway driver che parla molto poco. S'innamora, direi a prima vista, della vicina di casa Irene che ha un figlio tanto carino, Benicio, e un marito carino pure lui ma in prigione. Con un nome molto improbabile, Standard. Come se uno in Italia lo chiamassero Mediocre. O Normale. Va beh.
Ragazzo innominato tenterà di aiutare Standard una volta uscito di prigione per tirare fuori la sua famiglia per sempre dai guai ma va tutto male, molto male. Standard muore e ragazzo innominato, appena capisce il piano per incastrarlo, s'incazza veramente di brutto e fa fuori tutti quelli coinvolti. Il finale è aperto, direi. Finisce ma non finisce.

Prima di passare a considerazioni molto superficiali e poco serie su Ryan Gosling, vorrei elogiare la scena del bacio in ascensore con omicidio spietato a seguire. Bellissima. Ma vorrei anche elogiare il fatto che Refn (o più nello specifico Amini) non ha sentito il bisogno di aggiungere inutili dialoghi in moltissime scene, senza far scadere il film nel noioso (Mia Wallace docet). Gli sguardi bastano e i silenzi aumentano la tensione.

Inoltre ho accennato all'inizio il fatto che nel film viene creata un'atmosfera unica. Ciò è dovuto a vari fattori: sicuramente in primis alla precisione della regia; poi alla fotografia s-p-e-t-t-a-c-o-l-a-r-e; e in ultimo dalle musiche, che fondamentalmente non sono niente di che, ma calate nel film aiutano a creare una Los Angeles unica, molto diversa da come viene rappresentata solitamente sul grande schermo.

Carey Mulligan è un'attrice fantastica. Riesce a interpretare in modo verosimile QUALSIASI ruolo. Dalla Sally Sparrow di Doctor Who, passando per Katy H. di Never Let Me Go e arrivando fino alla stronzissima Daisy del Grande Gatsby non ha sbagliato mai un colpo.

Adesso posso finalmente parlare di Ryan Gosling, praticamente ho scritto questo post solo per fare questa considerazione: RYAN GOSLING E' UN FIGO DELLA MADONNA. Ecco, l'ho detto. E' da anni che l'universo femminile (e non) lo idolatra e io ho sempre detto MA E' BRUTTISSIMO! Ora ho cambiato idea. Neanche quando vidi Crazy Stupid Love cambiai idea. Adesso lo posso dire: è un figo. Finchè non mi rendo conto del talento di chicchessia, non riesco ad apprezzarlo, diciamo così, appieno. Ora apprezzo Ryan Gosling appieno. Bravo Ryan, bravo.




venerdì 16 maggio 2014

Film Review: Alabama Monroe/ The broken circle breakdown

Ieri sera sono andata come al solito in solitaria al cinema a vedere questo film, sul quale avevo sentito solo cose belle. Sapevo che era triste, ma non mi aspettavo di uscire così sconvolta dalla sala. Mi ci è voluta la notte per riprendermi un po', è stata una visione emotivamente pesante.

Ho pianto, cosa che a me succede raramente mentre guardo un film. Ho provato a trattenere le lacrime il più possibile ma non ce l'ho fatta. Giuro, è il film più triste, devastante e reale che io abbia mai visto.

Ci sono spoilers quindi se dovete/volete ancora vederlo, non leggete oltre. 

Il film è costruito in maniera cronologicamente libera ma la storia fondamentalmente è questa: Elise e Didier si conoscono, si innamorano, conducono una vita in un bellissimo ranch in Belgio e insieme hanno una band bluegrass ("country in its purest form"), si sposano e hanno per caso una figlia, Maybelle che al suo sesto compleanno si ammala di leucemia e al settimo muore, lasciando i due genitori incazzati e disperati. Dopo questo tristissimo avvenimento, i due si allontanano sempre di più, hanno visioni e idee diverse sulla morte, la religione e di conseguenza reagiscono in maniera diversa al lutto finchè Elise se ne va di casa e cambia nome in Alabama. Durante quella che sarà la loro ultima performance insieme, Didier prova a riconciliarsi con la moglie ma, dopo essere esploso in un monologo/invettiva contro i fondamentalisti religiosi che impediscono il progredire della scienza, lei se ne va e tenta il suicidio, ingerendo tantissime pillole diverse. Morirà qualche ora dopo in ospedale, con Didier e la band che l'accompagnano con una bellissima colonna sonora mentre il suo cuore si ferma per sempre.

Vorrei chiarire il fatto che il film mi è piaciuto davvero tantissimo. Per quanto sia triste e deprimente e pesante da sopportare (per il tema trattato) è un film davvero ben fatto e molto ben recitato.
Mi è piaciuta la storia d'amore fra Elise e Didier, ho rivisto in loro tanto della mia vita, per quanto possibile (a parte la somiglianza tra Didier e il mio ragazzo che, denti a parte, è impressionante!). Il loro amore è credibile, è reale, è passionale ma senza mai scadere nella "fiaba impossibile". Credo che la scena più "vera", se così si può dire, è quando Didier capisce, durante una esibizione della band, che Elise è la donna della sua vita e le chiede di sposarlo. Glielo si vede negli occhi, tanto di cappello all'attore Johan Heldenbergh.
Ho amato e adorato il setting, il ranch nel quale vivono i due protagonisti e dove cresceranno la loro Maybelle è deliziosamente europeo, lontano dallo stereotipo americano.
Le magnifiche musiche bluegrass accompagnano tutto il film e uniscono i due protagonisti dall'inizio della loro relazione, passando per il funerale della piccola Maybelle, fino alla morte di Elise.
La discrepanza di ideologia tra i due protagonisti è un filone narrativo che ritorna in tutti i momenti del film e che dopo la morte di Maybelle li allontana in maniera quasi definitiva. Dico quasi perchè proprio poco prima della fine, quando Elise decide di cambiare il suo nome in Alabama, Didier le chiede: "E allora io chi sono?" e lei gli risponde: "Monroe", facendo capire a Didier che, nonostante tutto, nonostante lei non possa più sopportare di vivere col dolore della scomparsa della figlia, loro si appartengono e in un'altra vita, se fosse andata diversamente, continuerebbero la loro vita insieme. Ed è vero. Nelle loro differenze, sia caratteriali che fisiche, sono perfetti l'uno per l'altra.
Nonostante io non abbia una figlia e di conseguenza non possa capire il dolore di un genitore alla perdita di un figlio, la vicenda narrata mi ha sconvolto, e non poco. Vivo insieme a mia sorella e sua figlia e ogni volta che ha solo un po' di febbre sto di merda, è così piccola, innocente. Vedere quindi sullo schermo una vicenda così tragica mi ha proprio distrutta emotivamente.
Il finale del film è tragico all'ennesima potenza, ma il gesto di Elise di tatuarsi prima del suicidio "Alabama Monroe" è l'ultimo disperato tentativo di dire al marito che lo ama e lo amerà per sempre.

Tirando le somme, questo film lo consiglierei a chiunque, perchè è bellissimo. Emozionante, straziante, divertente, il tutto accompagnato da musiche piacevoli, reale. The Broken Circle Breakdown è la vita.


mercoledì 30 aprile 2014

Film Review: The Grand Budapest Hotel

Buongiorno alla mattina, cari tutti e tutte. Ieri sera sono andata in solitaria al cinema a vedere (con colpevole ritardo) l'ultimo film si Wes Anderson, The Grand Budapest Hotel. Mentre ero in fila per il biglietto c'era davanti a me il mio professore di storia e filosofia della quinta liceo che con la sua zeppola non è riuscito a far capire al bigliettaio che voleva stare all'esterno delle file in alto. Caro uomo.

Ma passiamo al film. Premessa: non ho mai visto niente di Wes Anderson se non Fantastic Mr Fox. Praticamente in questo blog non faccio altro che mostrare apertamente la mia ignoranza in fatto di cinema. Ma dovete sapere che sono una ragazza piuttosto impegnata. Scommetto che praticamente nessuno di voi ha mai letto Die letzten Tage der Menschheit di Karl Kraus. In tedesco. Senza tentare di buttarsi giù dalla finestra. Io sì. Ma questa non è ovviamente una giustificazione alla mia ignoranza cinematografica.

Passiamo finalmente al film. Quant'è bello sto film? Lo vogliamo dire quant'è fantastico? Lo è mooooolto. Mi è piaciuto tantissimo. Ralph Fiennes ha dato un'interpretazione spettacolare nel ruolo di Gustave, forse una delle sue interpretazioni migliori. E' divertente, ironico, bellissimo come sempre e capace di farsi amare e di fare esclamare (almeno a me): SO CUUUUUUTE!

Ma il vero attore di punta di questo magnifico film è Tony Revolori, ovvero Zero Moustafa da ragazzino. E' perfetto nella parte del Lobby Boy ubbediente ma allo stesso tempo curioso. E la storia d'amore tra Zero e Agata è ancora una volta SO CUUUUUUUTE!

Willem Dafoe è assolutamente convincente nella parte del super cattivo, con quella faccia d'altronde come potrebbe non esserlo. Comunque, per la cronaca, da quando vidi Antichrist io Willem Dafoe lo associo ormai solo alle scopate con Charlotte Gainsbourg.

Questo film evoca un'atmosfera irresistibile di Mitteleuropa aristocratica ma Wes Anderson è stato capace di creare un mondo letteralmente fantastico in cui tutti vorremmo abitare perchè è SO CUUUUUUTE! Le inquadrate sono studiate alla perfezione e non lasciano assolutamente niente al caso, e le miniature che Anderson usa per mostrare l'hotel immerso nelle montagne altissime e innevate sono totalmente azzeccate perchè favoriscono quel senso di immensa cuteness presente in tutto il film.

The Grand Budapest Hotel mi ha fatto venire voglia di guardarmi tutta la filmografia di Wes Anderson, quindi direi che ha fatto centro.


martedì 28 gennaio 2014

Film Review: Guilty Pleasure

Dato che pensieri cannibali ha fatto la sua personale lista dei film vergogna, ho ben pensato di fare una bella lista anche io. Ne ho tanti di film schifosi che mi piacciono. E debbo ammettere che molti di quelli elencati dal Cannibal Kid piacciono pure a me (andai a vedere l'ultimo High School Musical al cinema, le ragazzine -giustamente- mi hanno guardato malissimo, come fossi una pedofila). Quindi, copriamoci pure di ridicolo e iniziamo:

1. Easy Girl
Questo film non può non piacere, giusto? Datemi ragione, perchè l'ho addirittura comprato in dvd. Ma solo perchè costava 5 euro. E' un film di una banalità terribile però a Emma Stone non ho saputo resistere nemmeno io. Sarà la sua voce roca. Boh.



2. L'amore non va in vacanza
L'ho già detto altrove nel blog che questo film è il mio Christmas Movie per eccellenza. E lo so che non è un capolavoro dal punto di vista della sceneggiatura e della regia. MA non è recitato male. E poi sfido chiunque a non guardarlo con gli occhi così: *__* No? Non avete proprio un briciolo di cuore!



3. Bad Teacher
Madonna, giuro che questo film mi fa scompisciare. Ma veramente. L'ho rivisto la settimana scorsa e mi piace sempre di più. Ditemi voi se Cameron Diaz non è fantastica in questo film. E anche qui la storia è banale, trita e ritrita ma è troppo divertente. Troppo.



4. Moonlight Mile
E anche qui arriviamo a un film che ho pure in dvd. Ma, ci tengo a ribadirlo, ho pagato solo 4 euro. Comunque questo film non è neanche così tanto inguardabile, no? Ci sono tanti attori solitamente bravi..no, eh? Rimarrà in ogni caso sempre nel mio cuore.



5. Cielo d'ottobre
Questo è proprio ciò che si definisce una americanata. Anche se è tratto dalla storia vera del signor Homer Hickman Jr. Signore, glielo debbo proprio dire: la sua vita è proprio un'americanata. Ma questo film è così adorabile.



6. Scent of a woman
Mamma mia che remake mediocre, no? Poi dura all'infinito sto maledetto film. Però io non sono riuscita a smettere di guardarlo, nonostante sia lentissimo e banale. Però Chris 'O Donnell era così carrrrino da ragazzino. Al Pacino invece è sempre lui. Cioè, quali sono le differenze tra questo personaggio e quelli interpretati ne L'avvocato del Diavolo o Insomnia? Non ci sono.



7. Step up
Questo ragazzi fu amore a prima vista! Io odio ballare, me fa schifo tutto quello che concerne il ballo, ho le movenze di un barboncino che tenta di camminare su due zampe ma ho AMATO questo schifoso film. Storia più che banale, personaggi piatti e talmente triti e ritriti da farti vomitare ma è stupendo.



8. The fast and the furious
Non lo so, dovrebbe stare in questa lista? Non è un capolavoro? No? Per me lo è, dai. Ammettiamolo tutti. Un'americanata di questo calibro, con Vin Diesel e Michelle Rodriguez per di più, è imbattuta. Bellissimo.



9. Super Mario Bros.
Quant'è bello sto film? Veramente, un fottuto capolavoro. Io avevo il gioco-imitazione di Super Mario, quindi cosa ne posso mai sapere. Però questo film è proprio bello. Un must see degli anni '90. Ci sono delle battute così tristi che fanno tanto ridere. Esempio: "Non si può resistere a un Mario". 



10. The Faculty
Il film più brutto della filmografia di Rodriguez? Forse Machete Kills è più brutto però (sigh). Ho già parlato di The Faculty tempo fa nel blog, è il tipico college movie americano dove un gruppo di ragazzi salva il mondo dagli alieni. Gli effetti speciali fanno così schifo che non possono non piacere.




Questo è quanto! Su, su! Continuiamo questa lista, è un'idea fantastica!

sabato 25 gennaio 2014

Film Review: Sin City, Interstellar, Noah, The Gran Budapest Hotel

Salve a tutti! Che bella giornata, oggi. Ieri volavo via e oggi splende il sol. E colgo l'occasione per parlarvi un po' delle prossime uscite cinematografiche che attendo con ansia per questo nuovo anno. Partiamo!

1. Sin City - A dame to kill for.
Forse non tutti sanno che Rodriguez è il regista del mio corazon e il primo Sin City, in collaborazione con Frank Miller, è sempre stato nella mia lista dei film preferiti. Quindi sono mooolto curiosa di vedere questo secondo episodio, e spero vivamente di non rimanere delusa.



2. Interstellar.
Ahhh il nostro amato Nolan torna, finalmente! Dopo la trilogia di Batman, il regista torna con un film fantascientifico, sperando sia degno di Inception e anche di più! Il cast è molto vario, da Matthew McConaughey a Anne Hathaway e Matt Damon. La storia del viaggio nel wormhole sembra molto intrigante. Non vedo l'ora.



3. Noah.
Ritorna col botto (speriamo) anche il mio carissimo Aronofsky, un altro dei miei registi del cuore. Speriamo veramente che questo film sia bello e non sia TROPPO. Troppo blockbuster super epico. Non so se mi spiego. Ma sono molto contenta che ci sia la bella Jennifer Connelly. La adoro.



4. The Grand Budapest Hotel.
Ho visto pochissimo della filmografia di Wes Anderson, e me ne pento molto ma recupererò. E questo suo nuovo film, di cui ho letto pure un articolo molto interessante su Il Venerdì, mi sembra molto promettente. Sono molto molto curiosa di vedere questo film ambientato negli anni Venti.


E voi? Quali film aspettate con ansia?